L’anno se ne va

Oggi l’anno se ne va
e un altro nuovo, arriva già.

Se indietro, guarderai,
un sorriso troverai,
per tutto ciò che hai imparato
perchè ti sei adoperato.

Alla mezzanotte dai
un saluto all’anno e te ne vai
e con un bacetto un pò furbetto,
accogli quel 2011, che sarà perfetto.

Evviva, evviva
le filastrocche
che non son per niente sciocche,
perchè, cantilenando un poco,
rendon le cose simili a un gioco.

Allora vai a canticchiare
e dalla musica fatti accompagnare
nel tempo nuovo che ora viene
e in ogni azione, che fà del bene.

Verdina

Verdina era la mia compagna di gioco.
E’ una bambola fatta di peluche, un pò invecchiato a forza di stringerla.
Ha un viso da bambola vera, con bocca e occhi che si chiudono, incorniciato dal cappuccio di pelo con un bordo bianco.

E’ verde, anzi, “verdino”.

Verdina è arrivata con Azzurrina, l’altra compagna di gioco della mia gemella.
Verdina e Azzurrina stavano sempre insieme con noi; eravamo inseparabili.
Giocavano con noi, dormivano con noi.

Un pò di tempo fa, l’ho ritrovata in soffitta di casa dei miei genitori, tra le mie cose di bambina.
L’ho presa in braccio e le ho parlato come un tempo. Mi ha sorriso.

Ora, Verdina, è tornata con me, a casa mia:
Siamo di nuovo insieme, stavolta per sempre.

Inseparabili amiche.

Il Lupo cattivo che non voleva più

Il lupo cattivo era stanco di essere cattivo.
Aveva studiato recitazione per tanti anni e sapeva interpretare parti diverse. Ciononostante, il suo ruolo ormai era sempre uguale: quello del lupo brutto e cattivo.

Ora però aveva bisogno d’altro. Voleva cambiare interpretando la parte del lupo buono, bello, che aiutava i bambini.

Il problema più grande era il suo aspetto.
Lui incuteva timore con il muso allungato, le grandi fauci dalla dentatura tagliente, gli occhi a mandorla, obliqui e gialli.
Aveva bisogno di cambiare la sua immagine se voleva recitare qualcosa di diverso.

Decise di andare da un chirurgo estetico.
Prese appuntamento e quando entrò nel suo studio, la segretaria scappò impaurita appena lo vide. Lui rimase solo, nella sala d’aspetto.
Il medico lo accolse senza problemi: ne aveva visti ben peggio di lui nella sua carriera lavorativa.
Cominciò a osservarlo e a meditare gli interventi da fare.
Con il pennarello iniziò a segnare le parti che dovevano essere ritoccate. Gli scarabocchiò il muso, gli occhi, la bocca, la pancia …tutto insomma. Ce n’erano di ritocchi da fare!
Il medico gli disse che sarebbe servita una somma consistente per arrivare a un aspetto decente. Lupo non si preoccupò, perché aveva guadagnato abbastanza sui diritti d’autore di Cappuccetto Rosso. L’appuntamento per l’operazione fu fissato.

Lupo, uscendo, incontrò un bambino in sala d’attesa che stava aspettando di entrare.
Era solo. Il bambino aveva una brutta cicatrice sul volto ma nonostante questo, aveva un bel sorriso e una luce meravigliosa negli occhi, tanto che Lupo ne fu affascinato.
Il piccolo gli spiegò che voleva farsi operare da questo chirurgo e aveva bisogno di capire se i soldi che aveva nel suo salvadanaio, potevano bastare.

Si salutarono, Lupo uscì dallo studio ma rimase fuori a meditare su quel bambino. Pensava che sicuramente sarebbe stato deluso dalla risposta del medico, perché senza ombra di dubbio non aveva tutti i soldi per fare l’operazione. Doveva fare qualcosa per lui.
Entrò di nuovo nello studio, annullò l’appuntamento per la sua operazione e poi, andando verso il bambino che era ancora lì ad aspettare, tirò fuori dalla tasca il taccuino degli assegni, ne firmò uno e glielo consegnò.

Da allora, Lupo continua a interpretare parti da cattivo, ma non è più un problema per lui.
Ora, ha un caro amico.

Le dita “bucHaiole”

I miei piedi sono impertinenti.
Ho le dita “bucHaiole”.

“BucHaiole” è una parola che si pronuncia  usando l’inflessione toscata, in pratica con la <c> aspirata: “BucHaiole”.
Insomma, per farvela breve, io buco tutte le calze e a volte è una vergogna.

Le indosso nuove e dopo un pò, ecco che il mio pollicione spunta fuori dispettoso!
Se vado a comprarmi delle scarpe, devo fare attenzione quando le provo, perchè può succedere che il mio ditone se ne venga fuori senza essere interpellato, mentre la commessa è lì con me!
Immaginatevi che figura!

Per rendere ancora più evidente questo mio piccolo diffettuccio, amando camminare scalza in casa,  spesso mi ritrovo senza ciabatte  con le dita fuori e mi dico: “Ma dove stanno  le mie ciabatte?”… e così chiamo in aiuto il mio pollicione che, come un radar, le ritrova.

Insomma, sono fatta così, che ci volete fare: ognuno ha i suoi “difettucci”…

L’ombrello e gli aggettivi possessivi

Sto sotto l’ombrello mentre piove forte.

Sono piccino e l’ombrello di mamma e papà è davvero troppo alto.
La pioggia arriva di stravento e io mi sto bagnando tutto.

Penso all’ombrello e ripasso gli aggettivi  possessivi:

– il mio ombrello
– il tuo ombrello
– il suo ombrello
–  nostro
– il vostro ombrello
– il loro ombrello

Per l’ombrello, non mi piace usare l’aggettivo “nostro“.  Non ci sta.
Per me quello che funziona meglio è  “tuo” e “mio”.

Infatti, se mi lasciassero tenere il MIO ombrello piccino, di sicuro non mi bagnerei!

Il mio ombrello piccino picciò!

Decorazioni da costruire con le proprie mani

Ricordo il mio amato Volume nr.18 dei Quindici: “FARE e COSTRUIRE”. Era grigio con dorso blu.
Penso di aver realizzato ognuna delle proposte creative che presentava.

Oggi, bambini e genitori hanno a disposizione molte più proposte attraverso Internet.
Nel web, con i motori di ricerca, si possono trovare tantissimi lavoretti facili da realizzare…

Adesso che è Natale, per esempio, dovendo fare un regalino, cosa c’è di meglio che approfittare delle proposte facili e mettersi a creare qualcosa con le proprie mani, insieme ai bambini?

Se avete voglia di lavorare con i piccoli, siano nipotini, fratellini, amichetti… in internet troverete tante idee facili e gratuite.

Mandateci pure le foto dei vostri lavoretti. Saremo felici di pubblicarle!

Fare e costruire, per imparare con l’aiuto di mamma e papà!
800fiabe.it, per farli crescere.