Scarpette magiche

Nicola Cappellari ci ha regalato un’altra bellissima fiaba e noi, felici, la pubblichiamo perchè i più piccini possano goderla.

Grazie Nicola!

La fiaba inizia così…

 

 

C’era una volta un bambino a cui erano state regalate un paio di scarpette gialle.

Era così felice, ma così felice, che la sera si era messo le scarpe vicino al letto e non le perdeva di vista un attimo;
le palpebre erano sempre più pesanti, gli sbadigli sempre più (ahhhyamm) profondi e, alla fine, gli occhi si chiusero e lui si mise a sognare le sue scarpette gialle…

La mattina dopo, appena svegliato, il bambino apre gli occhi, scende dal letto, si mette le calze, si mette le scarpe e comincia a camminare.

Cammina, cammina, cammina, arriva in prossimità di uno splendido prato pieno di fiori colorati.

Allora lui si toglie le scarpe, si toglie le calze e si mette a correre sul prato.
Raccoglie i fiori più belli e, dopo averli annusati uno ad uno, fa uno  splendido mazzo che regala ad un signore che passava di là e che  sembrava un po’ triste.

Poi si rimette le calze, indossa le scarpe e riprende a camminare.

Cammina,cammina, cammina, arriva al limitare di un bosco con bellissimi alberi.
Allora lui si toglie le calze, si toglie le scarpe e comincia ad arrampicarsi sull’albero più alto; sale sempre più su, sempre più su, fino a spuntare con la testa in cima in cima.

Poi ridiscende con in mano una bella foglia verde che regala ad un bambino che passava di lì e che sembrava un po’ triste.

Si rimette le calze, si rimette le scarpe e ricomincia a camminare.

Cammina, cammina, cammina, arriva alle pendici di una splendida montagna.
Allora lui si toglie le scarpe, si toglie le calze e comincia a salire sempre più in alto.

Una volta arrivato sul cucuzzolo, raccoglie un po’ di neve e ridiscende di corsa.

Passava in quel momento un cavallo che aveva tanta sete; allora il bambino dalle scarpe gialle gli regala la sua neve che si stava sogliendo tra le sue mani.
Poi si rimette le calze, si rimette le scarpe e ricomincia camminare.

Cammina, cammina, cammina, arriva vicino ad uno splendido laghetto.
Alllora lui si toglie le scarpe, si toglie le calze, si tira un po’ su i pantaloni e mette i piedi dentro l’acqua ghiacciata del laghetto.

Quando proprio non ce la fa più dal freddo, tira fuori i piedi; e con i piedi aiuta un paperotto ad uscire dallo stagno.

Poi si rimette le calze, si rimette le scarpe e si rimette a camminare.

Cammina, cammina, cammina, arriva al mare.
“Che grande il mare, che blu il mare, che bello il mare”.

Allora lui si toglie le scarpe, si toglie le calze, si toglie la maglietta, i pantaloni e le mutande e si tuffa nell’acqua.
Salta le onde, si tuffa nell’acqua e gioca fino a quando non ne può più.
Allora esce dall’acqua, si asciuga, si rimette mutande, pantaloni e maglietta, si mette le calze ma… le scarpette gialle non ci sono più.

Cerca a destra, cerca a sinistra, ma le scarpette non ci sono proprio più.

Il bambino sconsolato, si mette a camminare scalzo verso casa, facendo grandi sospironi e facendo cadere grandi lacrimoni.
Ad un certo punto, vede che arrivano verso di lui il signore a cui aveva regalato il mazzo di fiori, il bambino a cui aveva regalato la  foglia, il cavallo che aveva bevuto l’acqua della neve e il paperotto che non riusciva ad uscire dallo stagno.

Si fermano tutti sorridenti davanti a lui e gli aprono un grande pacco pieno di scarpette colorate.
Il signore dice: “Ti vogliamo donare questo sacco di scarpette magiche affinché tu possa andare in più posti possibi e tu possa continuare a far tornare il buon umore a tutti quelli che incontrerai sul tuo  cammino,  proprio come hai fatto oggi con noi”.

Il bambino si mette a piangere dalla felicità e torna a casa felice e contento.

 

Confettura Speciale

Alice di nove anni, insieme ai suoi compagni di classe e alla sua maestra che li ha guidati, hanno fatto un regalo davvero speciale ai loro papà.

Il papà di Alice, conserva questo regalo sulla sua scrivania, dove io l’ho visto.
Si tratta di una CONFETTURA DI COCCOLE.

Proprio così: un barattolo che contiene tanti bigliettini arrotolati che custodiscono una coccola.
Alice ha spiegato al suo papà Fabio che se per caso si sentisse triste, basterà aprire questo barattolo magico e scegliere un bigliettino.

Quella coccola sarà sufficiente per strappargli un sorriso e fargli cambiare la giornata.

Brava Alice e bravissima la maestra che vi ha dato un’idea davvero magnifica.
Vi chiederei una confettura anche per me… anzi, una per tutti i visitatori di 800fiabe.it !

 

 

Pic, Puc, Pac, Poc, Pec e il loro viaggio

Un giorno una serie di palloncini decisero di andare in cielo.

Era una giornata nuvolosa in cui il sole aveva deciso di rimanere in disparte dietro le nuvole e il vento soffiava forte facendolo da padrone.
Era la situazione ideale per partire, il vento li avrebbe portati in alto e non sarebbero stati attaccati dai raggi troppo caldi del sole.

 

Fu così che Pic, Puc, Pac, Poc, Pec, decisero di lasciare finalmente la terra per avventurarsi nel blu del cielo che li aveva sempre affascinati.
Si fecero legare uno all’altro e poi, staccandosi dal gancio che li teneva ancorati, su su salirono in alto.

Da lassù il mondo era diverso, tutto appariva molto più ordinato e le cose assumevano una dimensione più piccola fino a perdersi.
Mentre salivano, Pic, Puc, Pac, Poc, Pec lanciarono gridolini eccitati, Pic cantava, Puc saltellava, Pec si metteva a testa in giù… insomma era uno spasso.

Ad un certo punto però, il vento cessò e loro si trovarono in una dimensione fissa dove non salirono nè scendevano.
Erano lì nel mezzi di niente fermi impalati e un po’ si spaventarono.

“Che facciamo adesso”, disse Puc.
Pac, che era il più anziano, cercò di rassicurarli ma anche lui dentro di sè era spaventato.
Pic cominciò a piangere mentre Pec lo abbracciò.

Il sole che si trovava dietro una nuvola vicino, fu svegliato da tutto quel fracasso e sbirciò per capire da dove provenisse quel frastuono.
I palloncini si girarono verso di lui vedendo quella scia luminosa.

Il sole ebbe compassione di quel gruppo di sprovveduti palloncini e non volle far loro del male.
Così rimase in disparte e parlò loro da lontano: “Che ci fate qui palloncini?”.

Pac, quando si accorse che quello che parlava loro era il sole, fu preso da paura e si mise subito sulla difensiva.
Prese la parola e rispose: “Ti prego non farci del male! Volevamo vedere il cielo ma siamo rimasti intrappolati!”

Il sole sorrise e replicò: “Io non voglio farvi del male, non è mia intenzione. Il mio calore è fonte di vita, non di morte per cui non ci tengo ad avvicinarmi per farvi scoppiare. Piuttosto voi, non sapevate che il cielo non è quello che vedete dalla terra ma una dimensione che va raggiunta soltanto quando se ne ha l’autorizzazione? Voi ora siete condannati a rimanere qui in eterno. Dovevate essere più prudenti e informarvi prima!”

I palloncini si misero a piangere a tal punto che stavano per scoppiare e il sole ne ebbe compassione. Così disse loro; “Va bene! Per questa volta farò un’eccezione e vi aiuterò.”
Fu così che il sole chiamò il vento perchè venisse al suo cospetto e gli chiese di condurre in cielo i palloncini, il cielo vero, quello magico fatto di colori, prati e fiori.
Il vento arrivò e d’un tratto, senza accorgersene, i palloncini si trovarono liberi in un bellissimo giardino.
Era indescrivibile la bellezza di quel posto…

Ringraziarono il vento e gli chiesero di portare i loro saluti al sole.

Loro avevano sempre odiato il sole, ne avevano paura visto che il suo calore metteva in pericolo la loro vita.
Invece era stato proprio il sole ad aiutarli.

…a volte non ci rendiamo conto che ciò che ci spaventa non è cattivo.
Ogni raggio di sole che scotta, cela la sua luce che dà la vita.