Favola: “Dove vanno a finire le lacrime?”

Ecco a voi una nuova favola per grandi e piccini.

In un momento di estrema difficoltà come questo in cui tutto sembra grigio e difficile, è giusto dare spazio alla speranza e al coraggio di esprimere le proprie emozioni.

Buona lettura cari amici di sempre!
Leggete con i bambini: loro capiscono molto più di noi!

 

FAVOLA

Dove vanno a finire le lacrime?

C’era un tempo in cui l’uomo aveva occhi asciutti.
Sapeva guardare le cose ma dentro di sé il fluido delle emozioni rimaneva imprigionato perché una regina cattiva aveva operato un incantesimo crudele: gli abitanti persero la possibilità di liberare i loro sentimenti nella sana commozione e ogni giorno di più, il cielo diventava sempre più grigio.

I bambini nascevano e invece dell’urlo della vita, emettevano un mugolio che nulla aveva a che fare con il pianto. Le mamme avevano imparato a capire da altri gesti quando il loro bambino piccolo aveva bisogno di qualcosa perché nessuno di loro piangeva più.

Si narravano storie antiche sul pianto ma nessuno di loro capiva cosa fosse e cosa si provava, piangendo. Nel grigiore dei giorni, tutti vivevano sentendo dentro al cuore che qualcosa mancava nella loro vita e il Sindaco del paese non sapeva più cosa fare per aiutare i suoi cittadini.

Un giorno, arrivò da lontano un viaggiatore e si diresse dal Sindaco del paesello.
Gli spiegò che lui conosceva il modo per liberarli dall’incantesimo.
“Io sono qui per liberarvi”, disse.
“Ho un indovinello per voi. Se riuscirete a risolverlo, i vostri occhi torneranno a inumidirsi e le emozioni a fluire”.
Il Sindaco, che aveva dedicato la sua vita a tentare di risolvere questo problema, ne fu entusiasta e lo spronò a porre il quesito.
La domanda è questa: “Dove finiscono le lacrime non versate?”.

Il sindaco, indisse un concorso e tappezzò il paesello di cartelli che invitavano tutti i cittadini a suggerire una risposta al quesito: avrebbero dovuto inviarla via mail o con un sms alla segreteria del comune.

Le risposte furono le più disparate:
“Finiscono nelle vene, nell’angoscia, nel cuore, nella cistifellea, nello stomaco, si incrostano, nella gola, in un vaso, nel mare…”
Tutti diedero la loro risposta ma nessuno aveva trovato quella giusta.
Solo una donna più sensibile delle altre riuscì ad individuarla ma decise di andare di persona dal Sindaco per spiegarglielo. Non erano cose che si potevano esprimere con un sms!

Chiese udienza al Sindaco e disse:
“Le lacrime non versate finiscono in nuvole che se ne vanno via e si disperdono nell’aria.”

Ci fu una pausa… Poi continuò:

“Ogni volta che soffochiamo un’emozione, quell’emozione ci abbandona e pian piano il nostro cuore si inaridisce e, morendo, evapora le lacrime che se ne vanno in cielo. Per questo il cielo di questo paesello è così grigio.”

Dopo un attimo di silenzio in cui il Sindaco espresse tutta la sua sorpresa, lei continuò:
“Ogni volta che limitiamo la nostra anima e la costringiamo a tenere imprigionato il flusso della vita fatto di sensazioni da vivere, qualunque esse siano, la nostra anima perde la capacità di sentire.
Il fluido delle sensazioni si disperde e il cielo diventa sempre più nuvoloso rendendoci tristi e incupiti. In questo modo, la spirale di grigiore ci avvolge e ci incatena ad una vita rinsecchita con occhi sempre più secchi.”

Il sindaco, ascoltando queste parole, provò per la prima volta una stretta al cuore che non seppe contenere. Fu certo di aver risolto l’indovinello e, felice come non mai, chiamò il viandante nella sala consigliare.

Quando il viandante entrò nella stanza, non servì parlare, non servì svelare la risposta: non appena i loro occhi si incontrarono, la donna provò una sensazione di liberazione improvvisa e percepì una moto di felicità talmente grande nel cuore, che dai suoi occhi affiorò una lacrima nuova.

Il silenzio tra loro fu più loquace di mille parole.
Il viandante capì che la donna sensibile, aveva indovinato e fece un cenno di assenso.

A quel punto, la donna sensibile liberò la sua felicità per la prima volta in vita sua e pianse a dirotto. Insieme a lei, cominciò a piangere anche il Sindaco, si emozionarono il segretario, la sua assistente, il portinaio del comune, la centralinista, il passante per strada, il suo bambino, la nonna del bambino, il barista nel bar di fronte, il cliente che stava bevendo il caffè …tutto il paese liberò le emozioni represse da anni.
Ad un tratto, il cielo plumbeo si aprì e un raggio di sole riscaldò il cuore di ogni abitante e l’emozione invase l’intero paesello.

Le nuvole lasciarono posto al blu e gli occhi di ogni persona ritornarono luminosi. I loro cuori rinsecchiti si inumidirono di nuove sensazioni e dai loro occhi sgorgarono lacrime di una gioia profonda.
Tutti piangevano!, ma piangevano di gioia.

Da quel giorno, ogni abitante imparò di nuovo a non reprimere le emozioni e a non vergognarsi della propria sensibilità.
Tutti diventarono liberi e coraggiosi e seppero mostrare ciò che sentivano senza paura.

Il cielo da quel giorno, tornò ad essere azzurro e i loro occhi non furono più secchi.
Il cuore inumidito batteva forte e nessuno di loro aveva più paura a mostrare la loro parte sensibile.

La strega cattiva aveva perso: loro potevano vivere liberi, coraggiosi e contenti.

 

Esisto comunque

Da tempo non scrivo fiabe.

E’ un periodo difficile per me questo, in cui ho altre priorità da seguire e dunque 800fiabe.it e cantilena.it sono in una sorta di “momento di pausa”.

Ma esisto comunque, nel silenzio di questo tempo.

Oggi, ho ricevuto da un nuovo amico “ritrovato”, un documento molto bello che ha generato l’impulso di scrivere, un impulso che io ho ascoltato e seguito.

Eccomi qui dunque, a donarvi una nuova favola che ha preso forma “da sola”.

E’ per me, è per voi, sperando sia un bell’augurio per tutti quelli che stanno attraversando un momento complicato nella loro vita.