Favole scritte da voi: SEMOLINO

Alba, una nostra seguace di Roma, ha letto la favola di alcuni giorni fa su
“Mino, gatto chiacchierone”
e ci ha contattato mandandoci una fiaba, scritta da lei, che parla di un altro micino alquanto particolare che si chiama Semolino, un gatto “diverso”.
L’abbiamo letta e ci è piaciuta così tanto che abbiamo deciso di pubblicargliela.
Siete curiosi di leggerla?

Eccola qui:

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SEMOLINO

In un vecchio casale immerso nel verde della campagna, abitava da tanti anni una gatta grigia dai grandi occhi gialli.
Era una randagia che aveva eletto a propria dimora quell’antica casa, formata da grossi blocchi di pietra, con enormi buie cantine, ideali per cacciare ed un’aia soleggiata dove sonnecchiare durante le giornate di sole.
Nel grande cortile razzolavano oche e galline e nella stalla mucche e vitelli ruminavano soddisfatti il buon fieno che il padrone forniva loro.
In un angolo di questo cortile, dove venivano ammassati attrezzi e materiale di cui al momento non si aveva bisogno, ed al riparo da occhi indiscreti, la gatta dagli occhi gialli aveva messo al mondo sette micini dai colori più diversi, ma tutti con grandi occhi gialli come i suoi.
Soltanto uno, Semolino, era molto diverso dai suoi fratelli: aveva un manto candido e degli occhi di un verde intenso.
Semolino era proprio un bel cucciolo, ma si sentiva triste ed era molto solo, e malgrado appartenesse ad una numerosa nidiata sempre in vena di giocare, aveva spesso voglia di piangere.
Tutto era cominciato quando la sua Mamma aveva smesso di elargire a lui ed ai suoi fratelli quel buon latte tiepido che tanto gli piaceva.
Infatti un giorno, un triste giorno!, dopo averli radunati intorno a lei, aveva fatto loro uno strano discorso:
“Miei cari figlioli – disse Mamma Gatta – ormai siete abbastanza cresciuti, per cui il mio solo latte non vi basta più. E poi appartenete alla nobile stirpe dei Felini, per tradizione bravi cacciatori e dovrete imparare a procurarvi il cibo da soli. Io vi insegnerò come”.
E così fu.
Aveva cominciato a portare nella loro cuccia piccoli roditori, uccellini e lucertole, dando loro lezioni pratiche di caccia.
All’inizio, trasportato anche dall’entusiasmo dei suoi fratelli, aveva cercato di mettere in opera gli insegnamenti, ma senza alcun risultato! Non riusciva a tendere agguati a quei poveri, piccoli esseri che, invece, gli facevano tanta pena!
Immaginava come si dovessero sentire impauriti, mentre cercavano di fuggire dai loro artigli, e questo lo faceva star male.
Oltre tutto aveva scoperto che l’alimento che più gradiva era il formaggio.
Per fortuna la sua agilità gli permetteva di saltare facilmente sulla finestra della cucina e quasi sempre riusciva a prendere qualche buon pezzo di cacio. Quando non era fortunato rovistava nella pattumiera che c’era sull’aia e si accontentava di qualche crosta avanzata dal pranzo dei padroni.
Semolino si rendeva conto di non essere come i fratelli, ne soffriva e cercava in tutti i modi di nascondere questa sua diversità.
Ma si sa come sono i cuccioli, curiosi ed impiccioni, non si lasciano sfuggire le debolezze altrui.
Così Semolino divenne lo zimbello della famiglia “Sorcio! Sorcio!” gli gridavano dietro “Mangia il formaggio come i topi!”. Si rifiutavano di parlare con lui e lo umiliavano in tutti i modi.
Semolino allora pensò di fare amicizia con i topi a cui si sentiva più vicino che ai suoi fratelli, ma quando si avvicinò sorridendo e porgendo la zampa ad un topolino di passaggio “Ciao! Io sono Semolino…”, questi, non sapendo le buone intenzioni del gatto, fuggì gridando: “Aiuto!, aiuto!, mi mangia! …”.
E questo succedeva ogni volta che tentava di avvicinare un topolino. Semolino si trovò alla fine solo, scacciato dai gatti e temuto dai topi.
Questa era la vita del povero micio quando un giorno, alla ricerca come il solito di un pezzo di formaggio, ne percepì il piacevole odore che veniva da un angolo buio dell’ampia cucina, dietro una vecchia madia.
Ma dallo stesso angolo sentì provenire anche un pianto accorato “Aiuto, aiuto! Per pietà qualcuno mi aiuti! Da solo non ce la farò mai! Aiuto!”.
Avvicinatosi vide che il formaggio che emanava un così piacevole odore era quello che faceva da esca in una trappola in cui era incappato un piccolo topolino bianco.
Semolino si avvicinò ancora un po’ e cominciò a studiare il modo di salvare il povero animale che non la smetteva di piangere “Aiutatemi per carità, qualcuno mi ascolti!”.
Il gatto, pensando di tranquillizzarlo gli si rivolse con dolcezza “Eccomi! Ti ho sentito! Non avere paura, ti libererò”.
Il topolino a quelle parole, ancora più impaurito dalla presenza del gatto, riprese a gridare più forte di prima. Ma poi, quando si accorse che non voleva mangiarlo, ma addirittura aiutarlo, si tranquillizzò.
Mentre Semolino lavorava per aprire la trappola, si ritrovò a raccontare al piccolo prigioniero la sua “diversità” e di quanto dolore gli provocasse.
“Sai, voglio molto bene ai miei fratelli e so che anche loro me ne vogliono, e non posso biasimarli se mi prendono in giro, anche se dovrebbero capire che non è colpa mia se non sono come loro. Forse anch’io farei così se fossi dalla parte dei più”, disse Semolino, “E mi siete simpatici anche voi topolini, a cui non riuscirei mai a fare del male!”.
E mentre il topolino lo guardava con aria perplessa, confessò: “E poi sono un po’ invidioso di voi topi che potete mangiare il formaggio senza che qualcuno ci trovi da ridire!”.
Era la prima volta che parlava del suo problema apertamente con qualcuno e fu tanto convincente che quando la trappola si schiuse il topolino, riconoscente, gli propose di andare a vivere nella colonia di topi che abitava nella cantina della casa. Non ci sarebbero state difficoltà perché il suo papà era il Topo Anziano che da anni guidava saggiamente e con grande larghezza di venute la grande famiglia dei roditori della casa ed avrebbe senz’altro accettato lo strano ospite.
Semolino accettò con piacere, anche perché il piccolo gli assicurò che c’era formaggio in abbondanza!
E per contraccambiare l’ospitalità, avrebbe dato loro lezioni sul modo di cacciare dei gatti, così sarebbe stato più facile sfuggirgli.
Così fu.
Semolino si ambientò perfettamente nella famiglia dei topi e attraverso i racconti che egli faceva la sera davanti al fuoco prima di andare a dormire, i roditori conobbero usi e costumi dei felini, da cui trassero qualche insegnamento.
Capirono che anche i gatti a loro volta avevano dei nemici a cui sfuggire e che anche tra loro c’erano i buoni e i cattivi e che se cacciavano i topi non lo facevano per malvagità.
Anche nella famiglia di Semolino le cose cambiarono: vedere il loro congiunto così felice fra tanti topolini che lo trattavano come un fratello, li fece un po’ riflettere sulla storia che i gatti e i topi fossero nemici giurati.

Quindi adesso, se passate da quelle parti, non meravigliatevi di vedere un gatto bianco con gli occhi verdi che si comporta come un topo, dei topi che assomigliano a gatti ed una famigliola di mici colorati che ha imparato a mangiare il formaggio!
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Questa fiaba è stata scritta da Alba Barbarotto, una signora “tuttofare” che vive a Rignano Flaminio, in provincia di Roma.
E’ una appassionata seguace di 800fiabe e ora, abbiamo scoperto che sa anche scrivere favole.
Speriamo ce ne mandi ancora! Che ne dite?!

FAVOLA: “Mino, gatto chiacchierone”

Vi racconto la storia di Mino, un gatto rosso, senza coda, che ha impararo l’amore, con l’amore.
E’ un gattino fortunato e lo siete anche voi che leggete la sua storia.

Ognuno di noi ha il diritto di essere amato e di lasciarsi amare.
Mino, ce lo dimostra!

Leggete la sua storia e, se volete, lasciateci un commento.
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Mino, gatto chiacchierone

C’era una volta un gattino chiacchierone che non smetteva mai di parlare.
Era un bellissimo gatto rosso, con la coda meravigliosamente lunga che portava in alto con orgoglio quando camminava.
Lui chiacchierava sempre e rispondeva alle persone, anche se delle persone non si fidava molto, visto che gli umani lo avevano sempre trattato male cacciandolo in malo modo.
Le mani, specialmente le mani delle persone, erano la cosa che lo spaventava di più perché gli ricordavano i maltrattamenti che aveva subito da quando era piccino.
Un giorno, dopo tanto girovagare, arrivò in una casa bellissima con tanti terrazzi e un giardino dove vivevano ben due gatti: una gattina meravigliosa e bellissima e un altro micio molto alto e longilineo.
Lui vedeva da lontano quanto amore ci fosse in quella casa e, sorpreso dalle cure che la padroncina donava a quei due micetti fortunati, una sera, decise di salire su quel terrazzo.
Ad un certo punto, la padroncina bionda arrivò, ed il micio rosso si mise in un angolo a guardarla.
Fu lei a rivolgersi a lui senza sapere che lui la potesse capire! Lei però parlava sempre agli animali perché aveva un grande feeling con loro.
Fu così, che tra loro iniziò un lungo discorso:
“Ciao micio!” disse lei.
Miaoo”, rispose lui.
“Cosa fai qui? Ti sei perso?” gli chiese lei.
“Miao, miao, miao”, rispose lui.
E continuarono a parlare per un bel po’, tanto che lei, sorpresa da questo chiacchierare, si mise pure a filmare con il telefonino, questo colloquio speciale.
Ad un certo punto, si rivolse a lui e gli chiese: “Hai fame?”.
Lui, spaventato, allontanandosi, rispose: “Miaoooooooooooo!”.
Allora, la padroncina bionda entrò in casa e tornò con un po’ di latte e dei croccantini.

Fu uno spasso per quel gattino! Appena lei si allontanò, lui si avvicinò alla ciotola per mangiare.
Lei rimase a guardarlo da lontano senza cercare di toccarlo. Aveva capito che lui aveva paura, ma non le era mai capitato un gatto così chiacchierone: era speciale in questa sua capacità di rispondere!

Così la storia tra loro continuò: il giorno dopo, il successivo e l’altro ancora, il gattino ritornò in quella casa dove la trovava ad aspettarlo con una ciotola di cibo pronta. Mmm, sempre cose molto buone da mangiare!
Lei gli aveva dato un nome, lo chiamava “Micio Amico” e a lui piaceva essere chiamato con un nome, lo faceva sentire importante!
Fu così che poco a poco, il punto di ritrovo tra loro diventò la finestra della cucina di quella grande casa, nel terrazzo dove c’era un tavolo nel quale lei ripose una cesta con soffici coperte per farlo dormire comodo. D’inverno, quando era più freddo, lei addirittura gli faceva trovare nella cesta una mini borsa dell’acqua calda, ogni sera.
…Era come se quella fosse casa sua, quella.
Micio Amico arrivava ogni giorno: di notte dormiva nella cesta e alla mattina trovava la pappa. Poi se ne andava per i fatti suoi e faceva ritorno la sera ad ora di cena.
Era un gatto libero, randagio e selvatico che amava lottare con gli altri, difendersi con aggressività da tutti, perché ne aveva passate tante.

Ma la padroncina bionda non aveva paura: era dolce con lui, lo aspettava, lo chiamava e cercava in ogni modo di rassicurarlo.
Micio Amico temeva le mani, anche quelle delle padroncina che non riusciva ad accarezzarlo.
Così lei, escogitò un modo bizzarro per accarezzarlo: gli porgeva il viso e lo accarezzava strofinando la faccia su di lui e lui apprezzava tanto questo gesto nuovo. E non era finita qui! Lo pettinava tutti i giorni mentre lui mangiava e lui si faceva fare perché aveva capito che lei gli voleva bene e non gli avrebbe mai fatto del male.
Passarono 3 anni, 3 anni d’amore e di cure nelle quali, poco a poco, lui si fece accarezzare e avvicinare da lei.
Un brutto giorno, lui finì sotto una macchina. Successe lontano da casa e passarono ben 5 giorni prima che lui riuscisse a raggiungere la finestra della cucina, per andare dalla sua padroncina bionda a farsi aiutare.
Alla fine, con fatica e sofferenza, trascinandosi, riuscì a scavalcare il terrazzo e arrivarci.
Quando lei lo vide, dopo 5 giorni di assenza, fu molto felice anche se capì immediatamente che stava molto male. La padroncina bionda chiamò Felicia, il dottore dei suoi gatti che le disse di portarlo in ambulatorio.
La padroncina bionda era spaventata. Come avrebbe fatto a prenderlo e metterlo nel trasportino, lui che era così aggressivo e spaventato? Insomma, lei che non aveva paura, riuscì a calmarlo e lo mise nel trasportino per portarlo dalla Veterinaria Felicia.
Alla fine della visita, risultò che aveva il bacino rotto e che gli sarebbe servito ben UN MESE di riposo in un ambiente chiuso. Lei non si scoraggiò e decise di provarci: lo portò a casa e lo mise in stireria, una stanza chiusa dagli altri mici dove lui rimase tutto il periodo della convalescenza.

Purtroppo però, la sua bellissima e meravigliosa coda che lui mostrava con orgoglio, era stata schiacciata.
L’auto ci era passata sopra e dunque, alla fine, la Dottoressa Felicia confermò che avrebbero dovuto tagliarla. Per i gatti, tagliare la coda è un’operazione molto dolorosa perché nella coda dei gatti, passano tutte le terminazioni nervose.

La coda di Micio Amico, gli fu tagliata.
Durante l’operazione, la padroncina decise di farlo sterilizzare per garantirgli una vita migliore e facendogli le analisi risultò anche che lui si era ammalato.
Nonostante questo, la padroncina bionda decise, insieme a suo marito, di accogliere per sempre Micio Amico nella loro grande casa con giardino, insieme agli altri due fratellini: Galana ed Ernesto.
Fu il marito della padroncina a trovare un nome per lui. Da allora, si chiamò Mino e sia lei che lui, impararono ad amarlo.
Mino, in quella grande casa, imparò la fiducia, l’amore e le coccole.
Diventò il gatto più coccolone del mondo. Non aspettava altro! Il mattino, lei lo faceva salire e si scambiavano un sacco di super coccole prima della pappa. Poi, un altro momento magico era la sera quando lei o lui erano a casa.
Lei lo chiamava con la parolina magica: “Mino, coccole divano!?!” …e lui arrivava subito! Saliva sul divano col suo passo trotterellante, e da lì partiva tutta una serie di super coccole coccolose, piene di amore e gratitudine incondizionata.

Ad un certo punto, nella grande casa, arrivò un nuovo gatto molto simile a Mino. Era arancione come lui ma aveva la coda. Arrivò con una zampetta ferita e la padroncina bionda, non ce la fece proprio a mandarlo via. Lo curò e da allora, quell’altro gatto rosso divenne il Nr.4.
Lo chiamarono Francesco, come il nuovo Papa appena arrivato.
Francesco era l’amico di Mino, giocavano tantissimo tra loro e azzuffandosi, un sacco di ciuffetti di pelo, giravano per la casa!

Fu un’estata calda, troppo calda, caldissima.
Quella notte, Mino riuscì miracolosamente a rimanere a dormire con la padroncina e il padroncino. Non succedeva mai ma in fondo, sembrava un destino.
Elargì coccole a più non posso come se sapesse che quella era una notte speciale, l’ultima insieme.
Mino, decise di partire per un lungo viaggio. Aveva bisogno di trovare un luogo dove ci fosse tanto fresco, il profumo del trifoglio e una vasca da bagno. Aveva vissuto bene con loro, aveva imparato ad avere fiducia degli uomini e amore delle carezze. Era loro grato per tutto questo, ma sapeva che era giusto così.
Salutò con una grande coccola coccolosa i suoi due padroncini, spiegando loro che era tempo di andare.

Ora Mino corre nei prati del cielo insieme a tutti gli altri amici che hanno vissuto nella grande casa.
Tutti loro, da lassù, vegliano sulla padroncina bionda e sul padroncino.
Mino vive vicino ad un grande pino su di una collina e la padroncina lo può vedere dalla sua camera.
Col ricordo e la pace nel cuore, Mino, la padroncina bionda e il padroncino, vivono insieme sereni e contenti.

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