Informazioni su Claudia Beggiato

Claudia Beggiato

Un’altra storia scritta da voi: ARANCIOTTA

Un’altra storia inviataci da Alba Barbarotto, la nostra amica che ha scritto la favola di SEMOLINO pubblicata alcuni giorni fa.

“SEMOLINO”

Ha anche vinto il Premio speciale “Bancarella Fiabe”
Per la migliore fiaba 2002 – secondo il parere dei lettori

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“ARANCIOTTA”
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In un grande supermercato di una grandissima città spesso venivano fatte campagne promozionali su alcuni prodotti in vendita.
Penso che questo lo abbiate visto anche nel supermercato che frequentate con la vostra mamma.
Una di queste promozioni era rivolta ad un tipo di aranciata molto buona, che veniva prodotta da una piccola, onesta ditta che proprio per l’onestà dei suoi sistemi di fabbricazione e di vendita non riusciva a sfondare nel mondo del commercio e, anche se lavorava da diversi anni, risultava una marca totalmente sconosciuta.

Alla fine della vendita speciale restò solo una piccola lattina di aranciata che mano a mano che venivano scaricati altri prodotti, si trovava sempre più in fondo nello scaffale, dove neppure la polvere veniva tolta troppo di frequente.
La lattina era molto dispiaciuta di questo e cercava in tutti i modi di farsi notare per essere acquistata ed uscire da quella prigione, ma non era facile.

Provò a fare amicizia con le lattine che presero posto accanto a lei, ma erano così belle, così colorate ed accattivanti che quasi si vergognava di parlare con loro, ed infatti, quando riusciva a superare la sua timidezza e tirava fuori un : “Ciao! Io sono Aranciotta, sono qui da tanto tempo e mi fa molto piacere avere compagnia!”, si sentiva rispondere quasi sempre in tono di superiorità: “Stai lontana da me!, non vedi come sei brutta con quel vestito di solo colore arancio, senza nulla che ti valorizzi!, sei così triste che se mi stai accanto non acquisteranno neppure me! Vattene in fondo allo scaffale, è quello il tuo posto, nessuno ti vuole comperare!”.

Ed Aranciotta, con il suo vestitino colore arancio, vedeva giorno dopo giorno le altre lattine, adornate di pupazzi alla moda e dipinte con i colori più sfavillanti ed attraenti, andare via dallo scaffale, acquistate da bambini che vi si fermavano davanti e non andavano via finché le loro mamme non cedevano ed acquistavano una di loro. Alcuni addirittura avevano pianto e battuto i piedi in terra finché non erano riusciti ad avere in mano una di quelle deliziose lattine colorate.
Aranciotta qualche volta cercò di mettersi in mostra nella prima fila, sperando che qualche bimbo la scegliesse e la portasse via con sé, invece … veniva sempre spinta nel fondo.

Un giorno però si fermò davanti allo scaffale un bimbo con dei bellissimi occhi un po’ tristi per essere quelli di un bambino. Lui guardava con desiderio le lattine in bella mostra che sembrava dicessero: “Compraci!, vedi come siamo belle?, abbiamo dei colori particolari, ed hai visto che bei pupazzi sono raffigurati sulla mia pancia? Dai, convinci la tua mamma a comperare una di noi, sarai felice!”.
La mamma sapeva che il suo bambino desiderava avere una di quelle bevande, ma non aveva abbastanza denaro per comperargliela.
Stava cercando di trovare le parole per far capire ad un bimbo così piccolo che il denaro doveva servire ad acquistare le cose necessarie alla famiglia e che con il costo di una aranciata avrebbero potuto comperare un litro di latte, quando il suo sguardo si posò su quella lattina color arancio così diversa dalle altre. Vide che il prezzo stampigliato sopra era davvero molto basso, ed allora la prese e la mise nel carrello insieme alle altre cose.
Tra il bimbo e la lattina non si sapeva chi era il più felice: Aranciotta che finalmente usciva dal supermercato perché qualcuno aveva deciso di acquistarla, ed il bimbo a cui non sembrava vero che la mamma avesse comperato per lui, solo per lui, quella delizia.

Uscendo dal supermercato, attraverso un buchino della busta della spesa, però Aranciotta ebbe un colpo al cuore! Per terra, tra le immondizie ed i rifiuti maleodoranti, c’erano innumerevoli lattine vuote: i colori non più sgargianti, i disegni dei personaggi, che nello scaffale sembravano tanti eroi, ora erano graffiati, schiacciati e soli, mentre il camion dei rifiuti li radunava per distruggerli.

Aranciotta sentì tanta pietà per loro, li aveva visti accanto a lei, così superbi, ambiziosi, senza nessuna premonizione dell’infelice avvenire che li stava attendendo fuori del supermercato. E lei, che aveva avuto tanta invidia quando li vedeva andar via!
Chi mai avrebbe pensato che i bambini che avevano tanto insistito per averli, li avrebbero subito abbandonati, senza alcun rimorso!
Soltanto in un secondo momento Aranciotta rifletté che ora anche lei era fuori dal riparo dello scaffale, e se le altre lattine, costose e belle avevano fatto una così brutta fine, chissà quale destino era riservato a lei!

Invece … dopo che il bimbo bevve il contenuto della lattina, pregò il papà di farne un portapenne che tenne sempre accanto a sé, vicino alla finestra, dove tutti i giorni un raggio di sole augurava il buon giorno ad un bimbo e ad una lattina di colore arancio.

Conosciamo meglio Alba Barbarotto
Abbiamo chiesto ad Alba di parlarci di lei e abbiamo scopeto un sacco di “cose belle” su di lei e sulla sua vita interessante.
I suoi interessi sono diversi: Alba fa parte di un Coro di persone “diversamente giovani”, si occupa degli eventi di una Associazione che raggruppa parte dei proprietari del centro residenziale dove abita, e…. dulcis in fundo …. è addirittura candidata (lista di opposizione all’attuale sindaco) alle prossime elezioni di maggio del paese dove vive!
Beh, con tutti questi ruoli, non ci sorprende che sappia anche scrivere!
😉

Giochi in Spiaggia

La spiaggia dovrebbe essere un luogo di relax e di pace ma quando si hanno bambini piccoli da seguire, non è sempre facile trovare un momento per riposare.

Come si puà fare per fare in modo che il vostro bambino possa divertirsi in modo creativo sotto l’ombrellone?

Un’idea vecchia di anni ma che funziona sempre ed ha un suo fascino, è quella di costruire dell forme con la sabbia scavando buche e utilizzando la sabbia in profondità che è più bagnata (oppure bagnarla con u secchiello) per cementare la sabbia.

Fare una buca nella sabbia usando un secchiello d’acqua, è qualcosa che piace moltissimo ai bambini, sia quelli piccoli che quelli grandi!

OCCORRENTE?
Poche cose: secchiello, palette, setaccio, formine, rastrello, annaffiatoio, forme….

Non ci si deve preoccupare se il bambino si sporca. La cosa importante da tenere in considerazione è che l si trovi in ombra per evitare colpi di sole e per consentire all’opera in sabbia crata, di mantenersi per alcune ore.

 

 

Favole scritte da voi: SEMOLINO

Alba, una nostra seguace di Roma, ha letto la favola di alcuni giorni fa su
“Mino, gatto chiacchierone”
e ci ha contattato mandandoci una fiaba, scritta da lei, che parla di un altro micino alquanto particolare che si chiama Semolino, un gatto “diverso”.
L’abbiamo letta e ci è piaciuta così tanto che abbiamo deciso di pubblicargliela.
Siete curiosi di leggerla?

Eccola qui:

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SEMOLINO

In un vecchio casale immerso nel verde della campagna, abitava da tanti anni una gatta grigia dai grandi occhi gialli.
Era una randagia che aveva eletto a propria dimora quell’antica casa, formata da grossi blocchi di pietra, con enormi buie cantine, ideali per cacciare ed un’aia soleggiata dove sonnecchiare durante le giornate di sole.
Nel grande cortile razzolavano oche e galline e nella stalla mucche e vitelli ruminavano soddisfatti il buon fieno che il padrone forniva loro.
In un angolo di questo cortile, dove venivano ammassati attrezzi e materiale di cui al momento non si aveva bisogno, ed al riparo da occhi indiscreti, la gatta dagli occhi gialli aveva messo al mondo sette micini dai colori più diversi, ma tutti con grandi occhi gialli come i suoi.
Soltanto uno, Semolino, era molto diverso dai suoi fratelli: aveva un manto candido e degli occhi di un verde intenso.
Semolino era proprio un bel cucciolo, ma si sentiva triste ed era molto solo, e malgrado appartenesse ad una numerosa nidiata sempre in vena di giocare, aveva spesso voglia di piangere.
Tutto era cominciato quando la sua Mamma aveva smesso di elargire a lui ed ai suoi fratelli quel buon latte tiepido che tanto gli piaceva.
Infatti un giorno, un triste giorno!, dopo averli radunati intorno a lei, aveva fatto loro uno strano discorso:
“Miei cari figlioli – disse Mamma Gatta – ormai siete abbastanza cresciuti, per cui il mio solo latte non vi basta più. E poi appartenete alla nobile stirpe dei Felini, per tradizione bravi cacciatori e dovrete imparare a procurarvi il cibo da soli. Io vi insegnerò come”.
E così fu.
Aveva cominciato a portare nella loro cuccia piccoli roditori, uccellini e lucertole, dando loro lezioni pratiche di caccia.
All’inizio, trasportato anche dall’entusiasmo dei suoi fratelli, aveva cercato di mettere in opera gli insegnamenti, ma senza alcun risultato! Non riusciva a tendere agguati a quei poveri, piccoli esseri che, invece, gli facevano tanta pena!
Immaginava come si dovessero sentire impauriti, mentre cercavano di fuggire dai loro artigli, e questo lo faceva star male.
Oltre tutto aveva scoperto che l’alimento che più gradiva era il formaggio.
Per fortuna la sua agilità gli permetteva di saltare facilmente sulla finestra della cucina e quasi sempre riusciva a prendere qualche buon pezzo di cacio. Quando non era fortunato rovistava nella pattumiera che c’era sull’aia e si accontentava di qualche crosta avanzata dal pranzo dei padroni.
Semolino si rendeva conto di non essere come i fratelli, ne soffriva e cercava in tutti i modi di nascondere questa sua diversità.
Ma si sa come sono i cuccioli, curiosi ed impiccioni, non si lasciano sfuggire le debolezze altrui.
Così Semolino divenne lo zimbello della famiglia “Sorcio! Sorcio!” gli gridavano dietro “Mangia il formaggio come i topi!”. Si rifiutavano di parlare con lui e lo umiliavano in tutti i modi.
Semolino allora pensò di fare amicizia con i topi a cui si sentiva più vicino che ai suoi fratelli, ma quando si avvicinò sorridendo e porgendo la zampa ad un topolino di passaggio “Ciao! Io sono Semolino…”, questi, non sapendo le buone intenzioni del gatto, fuggì gridando: “Aiuto!, aiuto!, mi mangia! …”.
E questo succedeva ogni volta che tentava di avvicinare un topolino. Semolino si trovò alla fine solo, scacciato dai gatti e temuto dai topi.
Questa era la vita del povero micio quando un giorno, alla ricerca come il solito di un pezzo di formaggio, ne percepì il piacevole odore che veniva da un angolo buio dell’ampia cucina, dietro una vecchia madia.
Ma dallo stesso angolo sentì provenire anche un pianto accorato “Aiuto, aiuto! Per pietà qualcuno mi aiuti! Da solo non ce la farò mai! Aiuto!”.
Avvicinatosi vide che il formaggio che emanava un così piacevole odore era quello che faceva da esca in una trappola in cui era incappato un piccolo topolino bianco.
Semolino si avvicinò ancora un po’ e cominciò a studiare il modo di salvare il povero animale che non la smetteva di piangere “Aiutatemi per carità, qualcuno mi ascolti!”.
Il gatto, pensando di tranquillizzarlo gli si rivolse con dolcezza “Eccomi! Ti ho sentito! Non avere paura, ti libererò”.
Il topolino a quelle parole, ancora più impaurito dalla presenza del gatto, riprese a gridare più forte di prima. Ma poi, quando si accorse che non voleva mangiarlo, ma addirittura aiutarlo, si tranquillizzò.
Mentre Semolino lavorava per aprire la trappola, si ritrovò a raccontare al piccolo prigioniero la sua “diversità” e di quanto dolore gli provocasse.
“Sai, voglio molto bene ai miei fratelli e so che anche loro me ne vogliono, e non posso biasimarli se mi prendono in giro, anche se dovrebbero capire che non è colpa mia se non sono come loro. Forse anch’io farei così se fossi dalla parte dei più”, disse Semolino, “E mi siete simpatici anche voi topolini, a cui non riuscirei mai a fare del male!”.
E mentre il topolino lo guardava con aria perplessa, confessò: “E poi sono un po’ invidioso di voi topi che potete mangiare il formaggio senza che qualcuno ci trovi da ridire!”.
Era la prima volta che parlava del suo problema apertamente con qualcuno e fu tanto convincente che quando la trappola si schiuse il topolino, riconoscente, gli propose di andare a vivere nella colonia di topi che abitava nella cantina della casa. Non ci sarebbero state difficoltà perché il suo papà era il Topo Anziano che da anni guidava saggiamente e con grande larghezza di venute la grande famiglia dei roditori della casa ed avrebbe senz’altro accettato lo strano ospite.
Semolino accettò con piacere, anche perché il piccolo gli assicurò che c’era formaggio in abbondanza!
E per contraccambiare l’ospitalità, avrebbe dato loro lezioni sul modo di cacciare dei gatti, così sarebbe stato più facile sfuggirgli.
Così fu.
Semolino si ambientò perfettamente nella famiglia dei topi e attraverso i racconti che egli faceva la sera davanti al fuoco prima di andare a dormire, i roditori conobbero usi e costumi dei felini, da cui trassero qualche insegnamento.
Capirono che anche i gatti a loro volta avevano dei nemici a cui sfuggire e che anche tra loro c’erano i buoni e i cattivi e che se cacciavano i topi non lo facevano per malvagità.
Anche nella famiglia di Semolino le cose cambiarono: vedere il loro congiunto così felice fra tanti topolini che lo trattavano come un fratello, li fece un po’ riflettere sulla storia che i gatti e i topi fossero nemici giurati.

Quindi adesso, se passate da quelle parti, non meravigliatevi di vedere un gatto bianco con gli occhi verdi che si comporta come un topo, dei topi che assomigliano a gatti ed una famigliola di mici colorati che ha imparato a mangiare il formaggio!
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Questa fiaba è stata scritta da Alba Barbarotto, una signora “tuttofare” che vive a Rignano Flaminio, in provincia di Roma.
E’ una appassionata seguace di 800fiabe e ora, abbiamo scoperto che sa anche scrivere favole.
Speriamo ce ne mandi ancora! Che ne dite?!

FAVOLA: “Mino, gatto chiacchierone”

Vi racconto la storia di Mino, un gatto rosso, senza coda, che ha impararo l’amore, con l’amore.
E’ un gattino fortunato e lo siete anche voi che leggete la sua storia.

Ognuno di noi ha il diritto di essere amato e di lasciarsi amare.
Mino, ce lo dimostra!

Leggete la sua storia e, se volete, lasciateci un commento.
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Mino, gatto chiacchierone

C’era una volta un gattino chiacchierone che non smetteva mai di parlare.
Era un bellissimo gatto rosso, con la coda meravigliosamente lunga che portava in alto con orgoglio quando camminava.
Lui chiacchierava sempre e rispondeva alle persone, anche se delle persone non si fidava molto, visto che gli umani lo avevano sempre trattato male cacciandolo in malo modo.
Le mani, specialmente le mani delle persone, erano la cosa che lo spaventava di più perché gli ricordavano i maltrattamenti che aveva subito da quando era piccino.
Un giorno, dopo tanto girovagare, arrivò in una casa bellissima con tanti terrazzi e un giardino dove vivevano ben due gatti: una gattina meravigliosa e bellissima e un altro micio molto alto e longilineo.
Lui vedeva da lontano quanto amore ci fosse in quella casa e, sorpreso dalle cure che la padroncina donava a quei due micetti fortunati, una sera, decise di salire su quel terrazzo.
Ad un certo punto, la padroncina bionda arrivò, ed il micio rosso si mise in un angolo a guardarla.
Fu lei a rivolgersi a lui senza sapere che lui la potesse capire! Lei però parlava sempre agli animali perché aveva un grande feeling con loro.
Fu così, che tra loro iniziò un lungo discorso:
“Ciao micio!” disse lei.
Miaoo”, rispose lui.
“Cosa fai qui? Ti sei perso?” gli chiese lei.
“Miao, miao, miao”, rispose lui.
E continuarono a parlare per un bel po’, tanto che lei, sorpresa da questo chiacchierare, si mise pure a filmare con il telefonino, questo colloquio speciale.
Ad un certo punto, si rivolse a lui e gli chiese: “Hai fame?”.
Lui, spaventato, allontanandosi, rispose: “Miaoooooooooooo!”.
Allora, la padroncina bionda entrò in casa e tornò con un po’ di latte e dei croccantini.

Fu uno spasso per quel gattino! Appena lei si allontanò, lui si avvicinò alla ciotola per mangiare.
Lei rimase a guardarlo da lontano senza cercare di toccarlo. Aveva capito che lui aveva paura, ma non le era mai capitato un gatto così chiacchierone: era speciale in questa sua capacità di rispondere!

Così la storia tra loro continuò: il giorno dopo, il successivo e l’altro ancora, il gattino ritornò in quella casa dove la trovava ad aspettarlo con una ciotola di cibo pronta. Mmm, sempre cose molto buone da mangiare!
Lei gli aveva dato un nome, lo chiamava “Micio Amico” e a lui piaceva essere chiamato con un nome, lo faceva sentire importante!
Fu così che poco a poco, il punto di ritrovo tra loro diventò la finestra della cucina di quella grande casa, nel terrazzo dove c’era un tavolo nel quale lei ripose una cesta con soffici coperte per farlo dormire comodo. D’inverno, quando era più freddo, lei addirittura gli faceva trovare nella cesta una mini borsa dell’acqua calda, ogni sera.
…Era come se quella fosse casa sua, quella.
Micio Amico arrivava ogni giorno: di notte dormiva nella cesta e alla mattina trovava la pappa. Poi se ne andava per i fatti suoi e faceva ritorno la sera ad ora di cena.
Era un gatto libero, randagio e selvatico che amava lottare con gli altri, difendersi con aggressività da tutti, perché ne aveva passate tante.

Ma la padroncina bionda non aveva paura: era dolce con lui, lo aspettava, lo chiamava e cercava in ogni modo di rassicurarlo.
Micio Amico temeva le mani, anche quelle delle padroncina che non riusciva ad accarezzarlo.
Così lei, escogitò un modo bizzarro per accarezzarlo: gli porgeva il viso e lo accarezzava strofinando la faccia su di lui e lui apprezzava tanto questo gesto nuovo. E non era finita qui! Lo pettinava tutti i giorni mentre lui mangiava e lui si faceva fare perché aveva capito che lei gli voleva bene e non gli avrebbe mai fatto del male.
Passarono 3 anni, 3 anni d’amore e di cure nelle quali, poco a poco, lui si fece accarezzare e avvicinare da lei.
Un brutto giorno, lui finì sotto una macchina. Successe lontano da casa e passarono ben 5 giorni prima che lui riuscisse a raggiungere la finestra della cucina, per andare dalla sua padroncina bionda a farsi aiutare.
Alla fine, con fatica e sofferenza, trascinandosi, riuscì a scavalcare il terrazzo e arrivarci.
Quando lei lo vide, dopo 5 giorni di assenza, fu molto felice anche se capì immediatamente che stava molto male. La padroncina bionda chiamò Felicia, il dottore dei suoi gatti che le disse di portarlo in ambulatorio.
La padroncina bionda era spaventata. Come avrebbe fatto a prenderlo e metterlo nel trasportino, lui che era così aggressivo e spaventato? Insomma, lei che non aveva paura, riuscì a calmarlo e lo mise nel trasportino per portarlo dalla Veterinaria Felicia.
Alla fine della visita, risultò che aveva il bacino rotto e che gli sarebbe servito ben UN MESE di riposo in un ambiente chiuso. Lei non si scoraggiò e decise di provarci: lo portò a casa e lo mise in stireria, una stanza chiusa dagli altri mici dove lui rimase tutto il periodo della convalescenza.

Purtroppo però, la sua bellissima e meravigliosa coda che lui mostrava con orgoglio, era stata schiacciata.
L’auto ci era passata sopra e dunque, alla fine, la Dottoressa Felicia confermò che avrebbero dovuto tagliarla. Per i gatti, tagliare la coda è un’operazione molto dolorosa perché nella coda dei gatti, passano tutte le terminazioni nervose.

La coda di Micio Amico, gli fu tagliata.
Durante l’operazione, la padroncina decise di farlo sterilizzare per garantirgli una vita migliore e facendogli le analisi risultò anche che lui si era ammalato.
Nonostante questo, la padroncina bionda decise, insieme a suo marito, di accogliere per sempre Micio Amico nella loro grande casa con giardino, insieme agli altri due fratellini: Galana ed Ernesto.
Fu il marito della padroncina a trovare un nome per lui. Da allora, si chiamò Mino e sia lei che lui, impararono ad amarlo.
Mino, in quella grande casa, imparò la fiducia, l’amore e le coccole.
Diventò il gatto più coccolone del mondo. Non aspettava altro! Il mattino, lei lo faceva salire e si scambiavano un sacco di super coccole prima della pappa. Poi, un altro momento magico era la sera quando lei o lui erano a casa.
Lei lo chiamava con la parolina magica: “Mino, coccole divano!?!” …e lui arrivava subito! Saliva sul divano col suo passo trotterellante, e da lì partiva tutta una serie di super coccole coccolose, piene di amore e gratitudine incondizionata.

Ad un certo punto, nella grande casa, arrivò un nuovo gatto molto simile a Mino. Era arancione come lui ma aveva la coda. Arrivò con una zampetta ferita e la padroncina bionda, non ce la fece proprio a mandarlo via. Lo curò e da allora, quell’altro gatto rosso divenne il Nr.4.
Lo chiamarono Francesco, come il nuovo Papa appena arrivato.
Francesco era l’amico di Mino, giocavano tantissimo tra loro e azzuffandosi, un sacco di ciuffetti di pelo, giravano per la casa!

Fu un’estata calda, troppo calda, caldissima.
Quella notte, Mino riuscì miracolosamente a rimanere a dormire con la padroncina e il padroncino. Non succedeva mai ma in fondo, sembrava un destino.
Elargì coccole a più non posso come se sapesse che quella era una notte speciale, l’ultima insieme.
Mino, decise di partire per un lungo viaggio. Aveva bisogno di trovare un luogo dove ci fosse tanto fresco, il profumo del trifoglio e una vasca da bagno. Aveva vissuto bene con loro, aveva imparato ad avere fiducia degli uomini e amore delle carezze. Era loro grato per tutto questo, ma sapeva che era giusto così.
Salutò con una grande coccola coccolosa i suoi due padroncini, spiegando loro che era tempo di andare.

Ora Mino corre nei prati del cielo insieme a tutti gli altri amici che hanno vissuto nella grande casa.
Tutti loro, da lassù, vegliano sulla padroncina bionda e sul padroncino.
Mino vive vicino ad un grande pino su di una collina e la padroncina lo può vedere dalla sua camera.
Col ricordo e la pace nel cuore, Mino, la padroncina bionda e il padroncino, vivono insieme sereni e contenti.

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Scarica la favola in PDF: Mino, gatto chiacchierone

LAVORETTI: racchiudere il mare in scatola

Pensate che si possa custodire i tesori del mare in una scatola?

Ebbene, si può fare e Livio, con il suo video che ci ha regalato, ce lo dimostra!
Bastano pochi elementi:
– una scatola delle uova in carta
– colori
– conchiglie
– colla
– carta colorata e forbici

Fatti aiutare e componi il tuo mare.
E’ una scatola magica, una sorpresa tutta da scoprire.

Guarda il video e se pensi di rifarlo, mandaci una foto!

Silvoterapia con i bambini

Abbracciare gli alberi per farci trasmettere la loro energia positiva: di questo si tratta parlando di SILVOTERPIA, una antica tecnica che ci arriva dai Celti.

La silvoterapia ci insegna ad usare l’energia buona degli alberi per rigenerare il nostro corpo e la nostra mente.
E’ indubbio quanto una passeggiata tra i boschi ci possa rigenerare e i bambini lo sentono anche più di noi perchè sono molto più capaci di ascoltare ed ascoltarsi.
Camminando in mezzo agli alberi rimanendo in silenzio, si può godere della frescura, si assaporano i colori, gli odori, i suoni della Natura e degli animali. Camminando in un bosco, si coinvolgono tutti i sensi e se si vuole andare un po’ oltre, pensare di usare il tatto e toccare un albero, l’erba, i fiori e la vita intorno, si potrà godere di una sensazione di immediato benessere.

TREE HUGGIN – Abbracciare gli Alberi
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A livello scientifico, gli alberi producono ossigeno e ioni negativi che hanno effetti benefici nel corpo umano.
La sola vicinanza degli alberi è benefica ma non dimentichiamo l’effetto che deriva dall’abbraccio di un albero: nei paesi del Nord, esiste una cultura basata sugli abbracci agli alberi che si chiama “Tree hugging”

Come si procede ad abbracciare gli alberi? Come possiamo farlo con i bambini?

Consultando la rete, si trovano molti esercizi. Ovviamente vanno adattati se vengono eseguiti con i bambini.

Eccone alcuni:

– ci si pone accando all’albero appoggiando la schiena al tronco,

– si porta il palmo della mano destra sul plesso solare (zona della bocca dello stomaco) e il dorso della sinistra a contatto con i reni.

– rimanendo in questa posizione, si fanno dei respiri lenti e profondi per venti minuti circa.”

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E qui di seguito, un altro esercizio per recuperare la serenità dall’energia di un albero:
– trova un posto tranquillo fuori da occhi indiscreti

– ci si avvicina a un albero che ci piace e ci si sofferma ad osservarlo

– si respira profondamente stando in piedi di fronte a lui

– si fissa un punto dell’albero all’altezza dei propri occhi, per tutta la durata dell’esercizio

– si sposta il peso del corpo sul piede sinistro e si cerca di percepire l’aderenza al suolo

– mentre si inspira, si solleva lentamente il piede destro per appoggiarlo all’interno della coscia della gamba sinistra (in pratica si esegue la posizione yoga dell’albero)

– si congiungono le mani all’altezza del petto, con i gomiti verso l’esterno

– espirando, si sollevano le mani giunte fermandosi, prima sulla fronte e poi in cima al capo. Dunque, dopo una breve pausa, si aprono le braccia verso l’esterno e si disegna un cerchio (una chioma d’albero) terminando di nuovo con le mani giunte sul petto e i gomiti esterni

– si riporta il piede a terra, accanto all’altro, e si ripete l’esercizio dall’altra parte con l’altra gamba

Mentre si esegue l’esercizio, ci si sofferma a meditare sull’equilibrio e sul contatto dei propri piedi col terreno, sull’espansione dei propri pensieri come le fronde dell’albero, che si preparano all’esplosione della
vita.

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Se vi fa piacere, fateci sapere cosa avete provato.

Agire sulla modificabilità cognitiva di un bambino: l’intelligenza non è statica

Non so se conoscete il metodo FEUERSTEIN.

Il metodo Feuerstein parte dal presupposto che l’intelligenza di adulti e bambini, è uno stato che può essere modificato perchè non viene ereditato geneticamente.
L’intelligenza non è immutabile dunque!

Feuerstein considerò l’intelligenza come la propensione dell’organismo a modificarsi in risposta al bisogno di adattarsi a nuovi stimoli. Lui asserì nel 1998, che il nostro cervello è modificabile strutturalmente se viene opportunamente stimolato.
Pertanto, l’attività mentale di ogni individuo, a prescindere da età e sesso, è soggetta a modificazione e ad evoluzioni continue.

Nel modello di apprendimento proposto da Feuerstein, l’obiettivo finale non sono le azioni concrete che compie l’individuo, ma tutte quelle competenze che il soggetto acquisisce e che sono legate alle strategie di apprendimento e al processo mentale attraverso il quale l’individuo stesso, è arrivato alla soluzione.

Si tratta di un argomento molto interessante applicato in ambiti diversi tra loro: dal recupero di gravi ritardi mentali alla formazione per tutti coloro che intendono aumentare il proprio potenziale e che vivono la propria vita, alla ricerca del migliramento continuo.

Se volete saperne di più, consultate questo link nel quale si parla di corsi, di vario livello, inerenti a questo metodo.
oppure cercate in San Google.

Colorare un DRAGONE

Colorare è una delle attività che piacciono moltissimo ai bambini.
Inoltre permette loro di imparare a gestire il gesto, anche se è rinchiuso da delle forme definite.
Si parte sempre da una forma per colorare e dunque questo PDF che rappresenta un DRAGONE, può tornare utile come gioco.

Ricordiamoci però che esiste anche un modo diverso per “disegnare”, che è quello legato all’espressione pura senza l’uso di figure contornate che devono essere colorare riempendo degli spazi definiti.

Il dragone è qualcosa di nuovo e bello per lui, ma dopo aver fatto questo esercizio, perchè non gli chiedete di disegnare IL SUO DRAGONE? …quello che risiede nella sua fantasia, che nasce da un foglio bianco e prende forma attraverso il suo gesto… colore, forma e spazio libero.

Forse, potrete ammirare che il SUO DRAGONE è ancora più bello di questo!

Ecco il [Link al PDF] DRAGONE DA COLORARE

Pesce d’Aprile da colorare

Il 1° d’Aprile è il giorno degli scherzetti, riconosciuto in tutto il mondo e da tutte le persone grandi e piccole.
La tradizione del pesce d’Aprile è lontana e lo scherzo più diffuso è quello di attaccare dietro la schiena un bel pesciolone.

Allora, quale migliore idea se non quella di COLORARE di proprio pugno quel pesce?
Per questo abbiamo cercato in rete per voi e abbiamo trovato questa bellissima idea
(Fonte: cosepercrescere.it)

Scaricatelo da qui e usate tutti i colori che sono indicati, oppure, fate come credete e personalizzatelo secondo i vostri gusti: in fondo la libertà di esprimersi è la cosa più bella del mondo, non credete?
BUON PESCE D’APRILE A TUTTI e… attenzione alle spalle!

Ecco il [Link al PDF] Pesce d’Aprile da colorare

eBook gratis: Giochi da fare in casa

Ho trovato un eBook gratuito scaricabile.

Penso possa interessarVi visto che ci sono molti giochi da fare in casa e fuori di casa, a scuola o quando si torna.
Insomma, giochi per tutti i gusti!

E’ un eBook illustrato a colori, molto bello.
Grazie all’autore. Se ci trovasse, si faccia vivo che gli facciamo onore!

Ecco il [Link al PDF] eBook GIOCHI PER BAMBINI