Voglio diventare grande

Quando divento grande? è la tipica domanda di un bambino.

Crescere sembra un evento talmente distante per un bambino che vede tutto dal basso.
Eppure, il tempo passa e il bambino si è fatto grande.

E a noi, in fondo dispiace.
Non dimenticate comunque, che i genitori rimangono tali per sempre e che quel legame è indissolubile.

 

Essere bambini

Dedicato ai grandi che sono stati bambini una volta e poi se ne sono dimenticati.

 

Si ha il diritto di essere bambini quando si è piccini.
Non è sempre facile fare tutto bene, essere bravi, ubbidienti, silenziosi, fermi […]

In fin dei conti, avranno modo nella vita di sottostare a regole rigide.
Loro non hanno fretta di crescere.
Si è bambini una volta sola.

Mamma, Papà, qualche volta ricordate come eravate voi...

 

 

 

 

Si cresce in fretta

I bambini vorrebbero essere sempre grandi, sentirsi adulti saltando quel passaggio fondamentale che permetterà loro di  “crescere” davvero.
Al loro posto, noi, volevamo la stessa cosa.

Oggi, cresciuti, quello che vorremmo dirgli col cuore e:

Stai diventando grande in fretta

ma non avere fretta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è più tempo di cavoli o cicogne

Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono, a volte.”

Lo riscontriamo con i nostri figli, soprattutto quando arriva il momento di parlare di sessualitá.
La cosa fondamentale è dare delle risposte che contengano sempre una dose di verità.
Non è necessario dire tutto nè entrare nel dettaglio, la cosa fondamentale è  rispondere e soprattutto evitare di tacere o fare gli indifferenti.

“Come nascono i bambini?”
Una domanda di questo tipo esige di arrivere preparati per evitare di dare risposte banali o peggio, non rispondere.

Non è più tempo di citare i cavoli o la cicogna; una risposta così offenderebbe l’intelligenza del piccolo che avete di fronte che non lo merita.
Il mondo corre veloce: i bimbi di oggi sono ben diversi da come eravamo noi…

 

Perchè la mamma è sempre la mamma

 

Quando si è piccini, sembra impensabile concepire una vita lontano dalla propria mamma.

Ricordo ancora quando da piccola, dichiaravo il mio amore alla mia mamma dicendole che io non mi sarei mai sposata e che sarei rimasta sempre con lei.

Mamma mi guardava con dolcezza e non mi contraddiva perchè sapeva bene quanto fossi convinta di quello che le stavo dichiarando.
La ringrazio per questo, oggi che comprendo la sua sensibilità e quando considerasse serio ciò che le stavo dicendo.

Crescendo è ovvio che poi le strade si separano e che ogni figlio vive la propria vita staccando quel cordone che lo lega alla propria madre.

Eppure quel legame non si perde e anche a distanza rimane.
E’ un filo sottile invisibile che ci unisce per sempre: un sentimento che è un vincolo d’amore e di rispetto.

 

 

 

 

Dovremmo tornare bambini per amarli meglio?

A volte mi chiedo se amare i bambini e rispettarli per come sono lasciando che rimangano se stessi, imponga di ritornare un po’ bambini.
Dovremmo farlo ogni tanto o perlomeno ricordarci come si stava quando si era semplicemente se stessi, quando si guardava alle cose senza pregiudizi, quando si sperimentava il mondo con curiosità, quando si scopriva tutte le cose intorno, quando non esisteva la pressione del tempo perchè il tempo correva veloce e il cuore faceva il resto.
Dovremmo tornare bambini o poeti, imparare la meraviglia di chi vede con il cuore e ascolta le proprie emozioni.

Il poeta è un bambino che si meraviglia delle cose che accadono a lui stesso, diventato adulto, ma… fino a che punto adulto?
(Umberto Saba)

Dentino perso? …chiama la fatina

Ieri sera è squillato il mio telefono da un numero che non conoscevo.

“Parlo con la fatina del dentino?” dissero dall’altro capo della cornetta.
“Certamente, risposi io!”

“Mi chiamo Giuliano, sono il papà di Anna che ha perso un dentino e chiede alla fatina di lasciarle il soldino”, disse la voce al telefono.

Io risposi: “Va bene Giuliano, passami pure la tua bambina che facciamo una chiaccherata.”

Così, quel papà premuroso, mi passò Anna e insieme parlammo un pochino.
“Ciao”, mi disse con una vocina un po’ impaurita.
“Ciao!” le risposi  piena di energia.  Continuai: “Allora Anna, ti è caduto un dentino?”

Lei mi disse: “Sì, mi è caduto ma l’ho perso e non lo trovo più!
La sua voce era triste nel dirmelo.
Io risposi: “Non temere, io ho un aggeggio che riesce a recuperare tutti i dentini persi e a dirmi dove sono. “

Anna mi rispose “Hai il GPS?”
Ed io, ridendo, le dissi che non ero così tecnologica e che il mio era un semplice bastone. “Sono un po’ rabdomante!”, le spiegai e aggiunsi: “Io troverò anche il tuo solo che sono un po’ indaffarata e passerò da te stasera o domani perchè ci sono un sacco di bambini che hanno perso i dentini in questo periodo.”

“Dimmi un p0′, Anna. Ma come hai perso il dentino?” continuai.

Lei mi rispose che lo aveva perso mangiando una carota e che ora aveva lo spazio bianco davanti.

Io le raccomandai di non vergognarsi a sorridere perchè il sorriso è importante nella vita.

Ci salutammo e lei fu davvero contenta.

 

STAMANE, SOTTO IL GUANCIALE DEL SUO LETTINO, C’E’ UN BEL SOLDINO.

 

W LE FATINE DEI DENTINI!