Disegno dalla favola “Una bella giornata di Settembre”

Nina ha sfogato tutta la sua fantasia regalandoci un disegno bellissimo dalla favola che Nonno Franco ha scritto appositamente per 800fiabe.it!

La favola è quella di qualche giorno fa che si intitolava “Una bella giornata di Settembre” e parlava di pigiatura dell’uva.
La ricordate?

Ecco il link per rileggerla

Ecco il link per visualizzare il disegno:
DISEGNO DI NINA

Storia di Nonno Franco: “Una bella giornata di Settembre”

E’ una bella giornata di Settembre.

Nei campi i contadini hanno già vendemmiato raccogliendo tutti i grappoli d’uva che erano attaccati alle viti.

In questi giorni i grappoli dovranno essere trasformati in “mosto” che diventerà poi buon vino da bere a tavola o all’osteria.

La Mucca dalle Corna d’Oro, Meo Porcello e Picchio Piripicchio, stanno per fare, come al solito, il loro giretto all’interno del parco della villa dove vivono.

“Dove andiamo, oggi?” chiede Meo Porcello.

“In questi giorni i contadini dovrebbero cominciare a “pigiare” l’uva per fare il mosto. Andiamo a vedere se hanno già cominciato”, propone Piripicchio.

E così, i tre amiconi, vanno verso il grande portone della cantina della villa dove sull’aia, il bel cortile davanti alla casa, di solito si fa la pigiatura.

“Ecco, ci siamo.” dice la Mucca.

“Hanno già preparato il “tino” per metterci dentro tutti i grappoli d’uva. Ma com’è grande questo tino: sembra un enorme bicchiere di legno bellissimo. E’ molto più alto di me e vedrai che, oltre all’uva, ci entreranno dentro almeno quattro persone a pestarla coi piedi nudi”.

“Certo!”, aggiunge Piripicchio. “Gli uomini e le donne tireranno su calzoni e gonne sopra il ginocchio per non sporcarli ed entreranno nel tino. Poi spaccheranno i chicchi d’uva con i piedi e faranno uscire dai grani tutto il dolcissimo succo che andrà sul fondo del tino”.

“Guarda che bel rubinetto hanno messo sul fondo. Vedrai che dal “birone” verrà fuori tutto il succo dell’uva”, dice Meo.

Mentre i tre amici osservano tutti i preparativi, ecco che arrivano i contadini con i loro figlioli che portano dei cestelli pieni di uva e, dopo essere saliti su un piccolo scaletto, la versano nel tino. Il tino si riempie di bella uva e, quando è pieno, gli uomini, le donne e i ragazzi più grandi, vi entrano dentro e a piedi nudi cominciano a calpestare l’uva, a spremere i grani, ad ottenere il “mosto”.

La gente canta felice mentre spreme l’uva. Sorride pensando al buon vino che ne uscirà grazie al lavoro di un intero anno che va a concludersi ora.

Così discorrendo, si conclude anche la passeggiata dei nostri tre amici: la Mucca dalle Corna d’Oro non sa se le piacerebbe mangiare le bucce dell’uva. Lei preferisce l’erba!

Meo Porcello, che è un golosone, pensa invece che gli piacerebbe assaggiarle.

Picchio Piripicchio qualche bella beccatina alle grane ancora piene, gliela darebbe volentieri…

Anche questa giornata finisce bene per i nostri amici che si organizzeranno presto, per un’altra bella storia da raccontarvi!

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Il racconto è stato scritto da Franco, nonno di Nina.
Nonno Franco vive a Bologna: Il racconto narra la sua vita e il luogo descritto nella favola è la Villa degli Albergati presso Bologna.
Nonno Franco riassume la sua vita in questo modo: una vita costruita per poter giocare a Baseball in modo professionale, ma non professionistico. Per questo motivo ha lavorato in Banca senza far carriera perché ha scelto di investire il suo tempo libero, e quello della sua famiglia, nello sport e nelle amicizie vere che ha incontrato.

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Disegno di Nina: Il Gufo pensatore

Ricordate la favola di qualche giorno fa che si intitolava “Il laghetto delle cornacchie”?

Nina, la nipotina di Nonno Franco, ha fatto un meraviglioso disegno per noi.

Nel disegno di Nina il Gufo Strabicotto ad occhi chiusi, ma lui non sta dormendo: pensa al Laghetto delle Rane prima di dare il suo parere.

Leggi la favola qui!

 

 

Continuano le storie di Picchio Piripicchio: Il laghetto delle cornacchie

Nonno Franco prosegue la sua ricerca alla storia più bella di Picchio Piripicchio che abbiamo conosciuto qualche giorno fa e “sforna” favole per la sua Nina:

Picchio Piripicchio vive sull’’albero più bello del bosco.

Nell’’albero c’era una bella fessura che Picchio Piripicchio ha allargata con i  colpi del suo becco per farvi stare dentro il nido.

Dall’’albero si  vede tutto il bosco e anche i prati e i campi vicini.

Picchio Piripicchio quel giorno vede passare la Mucca dalle Corna d’’Oro e Meo Porcello in compagnia della tartaruga Uga, che vanno verso il laghetto delle ranocchie.

Con un’abile volo, li raggiunge e chiede subito : “”Dove state andando di bello?””

““Andiamo a fare il bagno al laghetto”” rispondono in coro i tre amici
““Uga ha voglia di farlo da tanto. Vuoi venire anche tu?””

““A fare il bagno, no, ma con voi, sì! …Anzi, se la Mucca mi presta una delle sue corna mi ci appoggio sopra e resto all’asciutto in mezzo al laghetto con voi.””

E i quattro camminano di nuovo insieme verso l’’acqua.

Arrivati al laghetto, la tartaruga Uga vi entra tutta e si mette a nuotare con eleganza.

Meo Porcello invece si butta nell’’acqua facendo tanti spuzzi e tanti schizzi; poi rimane a mollo come se fosse un ippopotamo.

La Mucca dalle Corna d’’Oro si bagna solamente le lunghe zampe e la punta della coda e sta molto attenta che Picchio Piripicchio non venga schizzato e  spruzzato da Meo Porcello.

Ma le ranocchie a vedere quell’’invasione rimangono prima incredule e silenziose, poi si arrabbiano e cominciano a lamentarsi con un coro incredibile di cra, cra, cra.

“”Questo è il nostro mondo, questa è la nostra casa!
Non potete venire a fare il bagno qui da noi quando vi pare!
Dovete essere invitati!
Andatevene subito altrimenti vi porteremo davanti al giudice Gufo che ci penserà lui a punirvi!””

Ma i quattro bagnanti non si fanno intimidire: finiscono di rinfrescarsi, escono dal laghetto e addirittura prendono l’’iniziativa di andare direttamente dal Gufo Strabicotto, per ottenere il permesso di  fare il bagno “quando vogliono”.

Il Gufo li accoglie assieme a un nutrito gruppo di ranocchie che li aveva seguiti e ascolta con pazienza tutti quanti.
Dopo averli ascoltai, chiude gli occhi e si mette  a pensare.

Tutti credono che si sia addormentato ma il Gufo “Giudice” Strabicotto riapre gli occhi e dice: “Nel laghetto ci possono andare sempre, senza chiedere nessun permesso, le rane e Uga la tartaruga, perché l’’acqua è dove loro vivono e sopravvivono. Gli altri ci possono andare di tanto in tanto, quando fa molto caldo, a rinfrescarsi un poco. Gli ospiti però, si devono comportare bene e non disturbare troppo perché il laghetto è la casa delle rane e della tartaruga!”
Ha capito signor Meo Porcello?” aggiunge con voce decisa.
“Si comporti meglio, in futuro!””

  

…la storia non è finita, soltanto che nel frattempo Mina si è addormentata.

Per continuare a conoscere la storia di Picchio Piripicchio, seguiteci e vivremo, insieme a lui, nuove avventure!

 

        Autore   
Il racconto è stato scritto da Franco, nonno di Nina.
Nonno Franco vive a Bologna: Il racconto narra la sua vita e il luogo descritto nella favola è la Villa degli Albergati presso Bologna.
Nonno Franco riassume la sua vita in questo modo:  una vita costruita per poter giocare a Baseball in modo professionale, ma non professionistico. Per questo motivo ha lavorato in Banca senza far carriera perché ha scelto di investire il suo tempo libero, e quello della sua famiglia, nello sport e nelle amicizie vere che ha incontrato.
 

Il racconto di POPPIZ

Racconto di Nonno Franco,
della sua vita trasformata in una bellissima favola per Nina, per voi:

La bella mammona, la mia bella mamma, a mezzogiorno cuoceva la pasta in un grande tegame appoggiato su un fornello a legna.
Questo tegame era appoggiato sul danzale della finestra al primo piano della villa, così che il fumo della legna e il vapore dell’’acqua che bolliva, potevano uscire fuori dalla cucina senza lasciare cattivi odori.

Questo era un momento davvero bello della giornata in questa villa circondata dal bosco dove abitavo.

Nel bosco, da qualche tempo,  nascosti dagli alberi frondosi, si erano fermati alcuni camion di soldati tedeschi che tentavano di ritornare alle loro case e alle loro famiglie lontane, in Germania.

Sotto agli alberi, quei soldati stavano ben nascosti  anche dagli occhi di Pippo, un piccolo aereo che volava di sera per controllare che tutti avessero spento le luci per la notte.

A guardia di ogni camion vi era sempre un soldato e, proprio  davanti alla finestra della mamma, ce n’’era uno tanto giovane, bello ed affamato che guardava sempre in su quando, con una grande forchetta, la mamma tirava fuori dall’’acqua gli spaghetti ben cotti.

La mamma sapeva che quel ragazzo/soldato desiderava tanto assaggiare i suoi spaghetti, ma il Comandante del gruppo che alloggiava al piano terra della villa, vicino all’’entrata, non voleva che i suoi uomini neppure parlassero con noi che non eravamo soldati: per questo, a guardia dell’’entrata, c’’era poi sempre anche Poppiz, il temuto cagnolo bastardo del Comandante che avrebbe dovuto spaventare un po’ tutti ma che, invece di nascosto, amava prendere le coccole anche da me!

La mamma aveva il cuore tenero e si commosse agli sguardi del ragazzo/soldato e  un giorno gli preparò, mettendola fra due piatti rovesciati, una bella porzione di spaghetti e poi, avvolgendo i piatti in un ampio tovagliolo annodato per le punte, mi disse:

“Franchino, porta questa pasta a quel ragazzo là, ma mi raccomando, non farti vedere dal Comandante che non vuole! Poi riporta indietro i piatti vuoti e il tovagliolo che mi servono. Vai!”

Non c’’era bisogno di altre spiegazioni e, preso per il nodo il tovagliolo, scesi le scale per uscire dalla villa ed andare nel bosco.

Ma Poppiz era sempre vigile ed attento e mi vide:  lui aveva sempre fame e, a sentire l’’odore degli spaghetti, afferrò coi denti il tovagliolo e si mise a tirarlo per strapparmelo dalle mani.

Anch’’io tiravo per non lasciare la preda al cagnolo e, tira lui che tiro anch’’io, facemmo un bel rumore.

Sulla porta apparve il Comandante molto serio e scuro in volto che ci guardò un attimo: io ebbi paura  che mi portasse via gli spaghetti e che mi punisse per aver disobbedito al suo ordine, ma con mio grande stupore gli sentii dire:

“Poppiz, com!” “Poppiz vieni qua”.
E Poppiz ubbidì.

Libero dalla presa del cane raggiunsi il camion del ragazzo/soldato che prese gli spaghetti e li mise in un piatto di metallo. Un piatto di metallo che non avevo mai visto prima: mi ridiede i miei piatti di coccio e il tovagliolo strappato dai denti di Poppiz.

Quando rientrai nella villa il Comandante era ancora sulla porta, non più con la faccia buia, ma con un piccolissimo sorrisetto sulle labbra e la sua mano accarezzava la testa di Poppiz.

Se sei buono e bravo, anche gli altri saranno buoni e bravi con te.

Hai capito Nina?

 

Autore            
Il racconto è stato scritto da Franco, nonno di Nina.
Nonno Franco vive a Bologna: Il racconto narra la sua vita e il luogo descritto nella favola è la Villa degli Albergati presso Bologna.
Nonno Franco riassume la sua vita in questo modo:  una vita costruita per poter giocare a Baseball in modo professionale, ma non professionistico. Per questo motivo ha lavorato in Banca senza far carriera perché ha scelto di investire il suo tempo libero, e quello della sua famiglia, nello sport e nelle amicizie vere che ha incontrato.

Nonno Franco: Proverbi in Bolognese

Nonno Franco ci ha spedito una serie di Proverbi in Bolognese con la relativa traduzione

 

  • C’as less clà cl’oss.

Traduzione:
Che asse liscia che ha quell’uscio.

 

 

  • L’oli l’é lè, Lola l’é là, L’ela li la lom?

Traduzione:
L’olio è li, Lola è là, ce l’ha lei la luce?

 

  • Tito ti ti tott ount in t’un tac.

Traduzione:
Tito ti sei tutto unto in un tacco.

Nina ha fatto un disegno della favola Bosco Animato

 
Nina, la nipotina di nonno Franco che ci ha regalato una bellissima favola qualche giorno fa dal titolo
Il bosco animato , ha fatto questo disegno tutto suo personale.
La Mucca dalle Corna D’oro porta sulla groppa un piccolissimo Meo Porcello che è sovrastato da Picchio Piripicchio: lei la vede così!
La chiesetta è appena intuibile.
Il nonno non ha voluto nè correggere, nè suggerire nulla: è un disegno tutto suo!
Brava nina, e GRAZIE DI CUORE!
Sei fortunata ad avere un Nonno cosi!

FAVOLA di Nonno Franco: Il bosco animato

C’era una volta una bellissima Villa in mezzo alla campagna.

Era una Villa così bella che sembrava un Castello delle Fate.

Tutto attorno alla Villa c’era un bosco pieno di alti alberi snelli e una stradina  attraversava il bosco e  sfiorava un piccolo laghetto  con una piccola isoletta in mezzo e un maestoso salice piangente, che  faceva arrivare i suoi rami fino a terra.  

Alla fine della stretta stradina, i padroni della villa avevano fatto costruire una piccola chiesetta: un luogo dove trovarsi a sera a raccontare quello che gli uomini, le donne e i bambini, avevano fatto per tutto il giorno.

Gli uomini avevano lavorato, le donne avevano preparato il pranzo e la cena e i bambini avevano giocato, sempre.

Nella Villa e nel bosco vivevano anche moltissimi animali: le mucche che mangiavano l’erba dei prati, i maiali, i gufi, i cani e i gatti, le ranocchie nel laghetto a fare il coro alla sera, le api a portare nettare nelle loro casette, gli uccelli a cantare sui rami.

E c’era anche un Picchio chiamato Piripicchio, che quando smetteva di fare buchi nei tronchi degli alberi, gli piaceva passeggiare nel bosco in compagnia dei suoi amici.

Anche quel giorno Picchio Piripicchio decise di fare una passeggiata verso il calare del sole.

“Cara Mucca dalle Corna D’Oro”, disse Piripicchio, “Vuoi venire con me fino alla chiesetta a fare una bella passeggiata?””

“Certo”,–rispose la Mucca, “ci vengo proprio volentieri; tanto ho già la pancia bella piena di tenera erbetta!””

E così i due amiconi cominciarono ad andare.

Ma fatti pochi passi, ecco che incontrano Meo Porcello, che ha appena finito di strofinarsi nell’erba alta, sotto lo sguardo dello Spaventapasseri  che chiede ai due passanti:

“Dove state andando voi due insieme?””
”Alla chiesetta a vedere la gente che accende le candeline e ringrazia il sole  e il cielo per la
bella giornata  di oggi”,”gli rispondono.
Posso venire con voi?””
Ma certo amico mio”, dicono in coro Picchio e la Mucca.
“Allora andiamo”. 

E camminano di buon passo chiacchierando  fra loro, salutando altri amici che incontrano come il Gufo Strabicotto o il Cerbiatto Occhidolci: “
“Ciao, Ciao, venite con noi alla chiesetta? Non potete? Sarà per un’altra volta. Ciao, Ciao”.

Clopen clopan, clopen clopan, gli amici arrivano vicino alla chiesina e si fermano a guardare gli uomini, le donne e i bambini che si ritrovano a sera, per un saluto, prima del ritorno a casa.

E la Mucca dalle Corna D’Oro, Picchio Piripicchio e Meo Porcello, guardano proprio una bella bambina dal nasino piccolino che sta fra la gente: è Nina.

Nina intanto che racconto, si è ormai addormentata.

Autore            
Il racconto è stato scritto da Franco, nonno di Nina.
Nonno Franco vive a Bologna: Il racconto narra la sua vita e il luogo descritto nella favola è la Villa degli Albergati presso Bologna.
Nonno Franco riassume la sua vita in questo modo:  una vita costruita per poter giocare a Baseball in modo professionale, ma non professionistico. Per questo motivo ha lavorato in Banca senza far carriera perché ha scelto di investire il suo tempo libero, e quello della sua famiglia, nello sport e nelle amicizie vere che ha incontrato.