LE FORBICI TRISTI, fiaba scritta da Alba

Alba, continua a deliziarci inviadoci le sue fiabe.
Eccone un’altra che parla di “forbici”, una storia dal lieto fine che vi piacerà sicuramente.

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LE FORBICI TRISTI
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Nella vetrina del negozio di ferramenta le forbici appena esposte dal signor Dario risaltavano per la loro brillantezza.
Erano appena arrivate dalla fabbrica e se ne stavano composte nella loro custodia trasparente, in attesa di essere acquistate.
E questo avvenne qualche giorno dopo. Un signore distinto molto elegante nel suo abito blu, entrò nel negozio e dopo una lunga ed attenta ricerca, scelse proprio loro: “Quelle lì, al centro della vetrina!”.

Dopo un breve viaggio nel buio di un sacchetto di plastica, le forbici si trovarono appoggiate su un tavolo, e da lì si guardarono intorno per vedere dove erano capitate. A sinistra c’erano delle stoffe molto belle e guarnizioni colorate, a destra spilli e vari rocchetti di filo.

Una sartoria! La sua vita sarebbe trascorsa (sperava felicemente) tra vestiti e cose belle, sfilate, riflettori e tanta notorietà!
Ma dopo un po’ di tempo le sue giornate divennero pesanti. Si rese conto che le sue speranze non erano altro che illusioni, anzi….: doveva sempre stare attenta quando tagliava, a non andare oltre il segno del gesso sulla stoffa, altrimenti quante sgridate!

E poi nessuno rideva, tutti a testa bassa a cucire, sempre in ritardo con le consegne, mentre il paio di forbici avrebbe voluto vivere in un ambiente allegro e sereno. Ed a poco a poco, giorno dopo giorno, divenne triste, opaca e non lavorava più volentieri.

Un giorno si ritrovò di nuovo al buio di un sacchetto e dopo un viaggio di qualche ora fu appoggiata su un tavolo che non conosceva; vide accanto a sé tanti oggetti che non aveva mai visto: un telefono, un computer, fogli di carta e tanto, tanto disordine.
Forse finalmente la sua vita avrebbe avuto quella svolta che desiderava da tanto tempo

Ma anche questo suo nuovo impiego non si rivelò felice come sperava. Ora il suo lavoro si svolgeva in una redazione di giornale, ma anche qui quanto caos, tutti sempre affannati fino all’ultimo minuto, quando gli articoli di cronaca passavano alle rotative per essere stampati, e quante volte si ritrovava soffocata dalle carte. Senza contare quando veniva gettata a terra con rabbia dal suo nevrotico proprietario!

E poi la cronaca era così triste! Quasi tutti gli articoli parlavano di guerra, lutti, disgrazie… e il paio di forbici si intristì ancora di più e non aveva proprio più voglia di lavorare.

Quando si trovò di nuovo in un sacchetto sperò che questa sarebbe stata la volta buona.
Brr… che freddo su questo nuovo tavolo! Ma dove era capitata?
Intorno a lei tutto marmo, bianco e freddo: una macelleria.

E cosa poteva servire lei in una macelleria? Il suo lavoro infatti era di poco conto: serviva a tagliare lo spago con cui il macellaio legava i pezzi di carne.
Non era un gran lavoro, e buona parte del tempo se ne stava in un angolo del bancone. Ma anche questo posto non le piaceva, a parte il freddo che sentiva ed a cui non era abituata, lei era solare, sensibile, piena di vitalità e di gaiezza e l‘ambiente in cui doveva stare la faceva star male e a poco a poco ebbe voglia di morire.

Lavorò nella macelleria per un po’ di tempo, finché un giorno fu riposta in un cassetto e lì dimenticata.
Passò molto tempo nell’oblio di quel cassetto, poi ad un tratto una luce accecante e delle morbide manine che la prendevano: “Mamma, posso usare queste forbici?”

La mamma controllò lo stato delle lame e si accorse che nel corso degli anni le punte si erano smussate e il taglio, prima affilato e pericoloso, non era più rischioso per un bambino, quindi acconsentì a quanto richiesto dal piccolo.
E finalmente le forbici trovarono la loro felicità tra pupazzi e giochi, ritagliando figure colorate che il bimbo poi componeva in divertenti collages.
Tornò loro la voglia di vivere e ritrovarono tutta la lucentezza di quando, tanti anni prima, il signor Dario le aveva poste al centro della vetrina.

Alba Barbarotto, è una signora molto impegnata socialmente che ha vari interessi e vive a Rignano Flaminio, in provincia di Roma.

Un’altra storia scritta da voi: ARANCIOTTA

Un’altra storia inviataci da Alba Barbarotto, la nostra amica che ha scritto la favola di SEMOLINO pubblicata alcuni giorni fa.

“SEMOLINO”

Ha anche vinto il Premio speciale “Bancarella Fiabe”
Per la migliore fiaba 2002 – secondo il parere dei lettori

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“ARANCIOTTA”
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In un grande supermercato di una grandissima città spesso venivano fatte campagne promozionali su alcuni prodotti in vendita.
Penso che questo lo abbiate visto anche nel supermercato che frequentate con la vostra mamma.
Una di queste promozioni era rivolta ad un tipo di aranciata molto buona, che veniva prodotta da una piccola, onesta ditta che proprio per l’onestà dei suoi sistemi di fabbricazione e di vendita non riusciva a sfondare nel mondo del commercio e, anche se lavorava da diversi anni, risultava una marca totalmente sconosciuta.

Alla fine della vendita speciale restò solo una piccola lattina di aranciata che mano a mano che venivano scaricati altri prodotti, si trovava sempre più in fondo nello scaffale, dove neppure la polvere veniva tolta troppo di frequente.
La lattina era molto dispiaciuta di questo e cercava in tutti i modi di farsi notare per essere acquistata ed uscire da quella prigione, ma non era facile.

Provò a fare amicizia con le lattine che presero posto accanto a lei, ma erano così belle, così colorate ed accattivanti che quasi si vergognava di parlare con loro, ed infatti, quando riusciva a superare la sua timidezza e tirava fuori un : “Ciao! Io sono Aranciotta, sono qui da tanto tempo e mi fa molto piacere avere compagnia!”, si sentiva rispondere quasi sempre in tono di superiorità: “Stai lontana da me!, non vedi come sei brutta con quel vestito di solo colore arancio, senza nulla che ti valorizzi!, sei così triste che se mi stai accanto non acquisteranno neppure me! Vattene in fondo allo scaffale, è quello il tuo posto, nessuno ti vuole comperare!”.

Ed Aranciotta, con il suo vestitino colore arancio, vedeva giorno dopo giorno le altre lattine, adornate di pupazzi alla moda e dipinte con i colori più sfavillanti ed attraenti, andare via dallo scaffale, acquistate da bambini che vi si fermavano davanti e non andavano via finché le loro mamme non cedevano ed acquistavano una di loro. Alcuni addirittura avevano pianto e battuto i piedi in terra finché non erano riusciti ad avere in mano una di quelle deliziose lattine colorate.
Aranciotta qualche volta cercò di mettersi in mostra nella prima fila, sperando che qualche bimbo la scegliesse e la portasse via con sé, invece … veniva sempre spinta nel fondo.

Un giorno però si fermò davanti allo scaffale un bimbo con dei bellissimi occhi un po’ tristi per essere quelli di un bambino. Lui guardava con desiderio le lattine in bella mostra che sembrava dicessero: “Compraci!, vedi come siamo belle?, abbiamo dei colori particolari, ed hai visto che bei pupazzi sono raffigurati sulla mia pancia? Dai, convinci la tua mamma a comperare una di noi, sarai felice!”.
La mamma sapeva che il suo bambino desiderava avere una di quelle bevande, ma non aveva abbastanza denaro per comperargliela.
Stava cercando di trovare le parole per far capire ad un bimbo così piccolo che il denaro doveva servire ad acquistare le cose necessarie alla famiglia e che con il costo di una aranciata avrebbero potuto comperare un litro di latte, quando il suo sguardo si posò su quella lattina color arancio così diversa dalle altre. Vide che il prezzo stampigliato sopra era davvero molto basso, ed allora la prese e la mise nel carrello insieme alle altre cose.
Tra il bimbo e la lattina non si sapeva chi era il più felice: Aranciotta che finalmente usciva dal supermercato perché qualcuno aveva deciso di acquistarla, ed il bimbo a cui non sembrava vero che la mamma avesse comperato per lui, solo per lui, quella delizia.

Uscendo dal supermercato, attraverso un buchino della busta della spesa, però Aranciotta ebbe un colpo al cuore! Per terra, tra le immondizie ed i rifiuti maleodoranti, c’erano innumerevoli lattine vuote: i colori non più sgargianti, i disegni dei personaggi, che nello scaffale sembravano tanti eroi, ora erano graffiati, schiacciati e soli, mentre il camion dei rifiuti li radunava per distruggerli.

Aranciotta sentì tanta pietà per loro, li aveva visti accanto a lei, così superbi, ambiziosi, senza nessuna premonizione dell’infelice avvenire che li stava attendendo fuori del supermercato. E lei, che aveva avuto tanta invidia quando li vedeva andar via!
Chi mai avrebbe pensato che i bambini che avevano tanto insistito per averli, li avrebbero subito abbandonati, senza alcun rimorso!
Soltanto in un secondo momento Aranciotta rifletté che ora anche lei era fuori dal riparo dello scaffale, e se le altre lattine, costose e belle avevano fatto una così brutta fine, chissà quale destino era riservato a lei!

Invece … dopo che il bimbo bevve il contenuto della lattina, pregò il papà di farne un portapenne che tenne sempre accanto a sé, vicino alla finestra, dove tutti i giorni un raggio di sole augurava il buon giorno ad un bimbo e ad una lattina di colore arancio.

Conosciamo meglio Alba Barbarotto
Abbiamo chiesto ad Alba di parlarci di lei e abbiamo scopeto un sacco di “cose belle” su di lei e sulla sua vita interessante.
I suoi interessi sono diversi: Alba fa parte di un Coro di persone “diversamente giovani”, si occupa degli eventi di una Associazione che raggruppa parte dei proprietari del centro residenziale dove abita, e…. dulcis in fundo …. è addirittura candidata (lista di opposizione all’attuale sindaco) alle prossime elezioni di maggio del paese dove vive!
Beh, con tutti questi ruoli, non ci sorprende che sappia anche scrivere!
😉

Favole scritte da voi: SEMOLINO

Alba, una nostra seguace di Roma, ha letto la favola di alcuni giorni fa su
“Mino, gatto chiacchierone”
e ci ha contattato mandandoci una fiaba, scritta da lei, che parla di un altro micino alquanto particolare che si chiama Semolino, un gatto “diverso”.
L’abbiamo letta e ci è piaciuta così tanto che abbiamo deciso di pubblicargliela.
Siete curiosi di leggerla?

Eccola qui:

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SEMOLINO

In un vecchio casale immerso nel verde della campagna, abitava da tanti anni una gatta grigia dai grandi occhi gialli.
Era una randagia che aveva eletto a propria dimora quell’antica casa, formata da grossi blocchi di pietra, con enormi buie cantine, ideali per cacciare ed un’aia soleggiata dove sonnecchiare durante le giornate di sole.
Nel grande cortile razzolavano oche e galline e nella stalla mucche e vitelli ruminavano soddisfatti il buon fieno che il padrone forniva loro.
In un angolo di questo cortile, dove venivano ammassati attrezzi e materiale di cui al momento non si aveva bisogno, ed al riparo da occhi indiscreti, la gatta dagli occhi gialli aveva messo al mondo sette micini dai colori più diversi, ma tutti con grandi occhi gialli come i suoi.
Soltanto uno, Semolino, era molto diverso dai suoi fratelli: aveva un manto candido e degli occhi di un verde intenso.
Semolino era proprio un bel cucciolo, ma si sentiva triste ed era molto solo, e malgrado appartenesse ad una numerosa nidiata sempre in vena di giocare, aveva spesso voglia di piangere.
Tutto era cominciato quando la sua Mamma aveva smesso di elargire a lui ed ai suoi fratelli quel buon latte tiepido che tanto gli piaceva.
Infatti un giorno, un triste giorno!, dopo averli radunati intorno a lei, aveva fatto loro uno strano discorso:
“Miei cari figlioli – disse Mamma Gatta – ormai siete abbastanza cresciuti, per cui il mio solo latte non vi basta più. E poi appartenete alla nobile stirpe dei Felini, per tradizione bravi cacciatori e dovrete imparare a procurarvi il cibo da soli. Io vi insegnerò come”.
E così fu.
Aveva cominciato a portare nella loro cuccia piccoli roditori, uccellini e lucertole, dando loro lezioni pratiche di caccia.
All’inizio, trasportato anche dall’entusiasmo dei suoi fratelli, aveva cercato di mettere in opera gli insegnamenti, ma senza alcun risultato! Non riusciva a tendere agguati a quei poveri, piccoli esseri che, invece, gli facevano tanta pena!
Immaginava come si dovessero sentire impauriti, mentre cercavano di fuggire dai loro artigli, e questo lo faceva star male.
Oltre tutto aveva scoperto che l’alimento che più gradiva era il formaggio.
Per fortuna la sua agilità gli permetteva di saltare facilmente sulla finestra della cucina e quasi sempre riusciva a prendere qualche buon pezzo di cacio. Quando non era fortunato rovistava nella pattumiera che c’era sull’aia e si accontentava di qualche crosta avanzata dal pranzo dei padroni.
Semolino si rendeva conto di non essere come i fratelli, ne soffriva e cercava in tutti i modi di nascondere questa sua diversità.
Ma si sa come sono i cuccioli, curiosi ed impiccioni, non si lasciano sfuggire le debolezze altrui.
Così Semolino divenne lo zimbello della famiglia “Sorcio! Sorcio!” gli gridavano dietro “Mangia il formaggio come i topi!”. Si rifiutavano di parlare con lui e lo umiliavano in tutti i modi.
Semolino allora pensò di fare amicizia con i topi a cui si sentiva più vicino che ai suoi fratelli, ma quando si avvicinò sorridendo e porgendo la zampa ad un topolino di passaggio “Ciao! Io sono Semolino…”, questi, non sapendo le buone intenzioni del gatto, fuggì gridando: “Aiuto!, aiuto!, mi mangia! …”.
E questo succedeva ogni volta che tentava di avvicinare un topolino. Semolino si trovò alla fine solo, scacciato dai gatti e temuto dai topi.
Questa era la vita del povero micio quando un giorno, alla ricerca come il solito di un pezzo di formaggio, ne percepì il piacevole odore che veniva da un angolo buio dell’ampia cucina, dietro una vecchia madia.
Ma dallo stesso angolo sentì provenire anche un pianto accorato “Aiuto, aiuto! Per pietà qualcuno mi aiuti! Da solo non ce la farò mai! Aiuto!”.
Avvicinatosi vide che il formaggio che emanava un così piacevole odore era quello che faceva da esca in una trappola in cui era incappato un piccolo topolino bianco.
Semolino si avvicinò ancora un po’ e cominciò a studiare il modo di salvare il povero animale che non la smetteva di piangere “Aiutatemi per carità, qualcuno mi ascolti!”.
Il gatto, pensando di tranquillizzarlo gli si rivolse con dolcezza “Eccomi! Ti ho sentito! Non avere paura, ti libererò”.
Il topolino a quelle parole, ancora più impaurito dalla presenza del gatto, riprese a gridare più forte di prima. Ma poi, quando si accorse che non voleva mangiarlo, ma addirittura aiutarlo, si tranquillizzò.
Mentre Semolino lavorava per aprire la trappola, si ritrovò a raccontare al piccolo prigioniero la sua “diversità” e di quanto dolore gli provocasse.
“Sai, voglio molto bene ai miei fratelli e so che anche loro me ne vogliono, e non posso biasimarli se mi prendono in giro, anche se dovrebbero capire che non è colpa mia se non sono come loro. Forse anch’io farei così se fossi dalla parte dei più”, disse Semolino, “E mi siete simpatici anche voi topolini, a cui non riuscirei mai a fare del male!”.
E mentre il topolino lo guardava con aria perplessa, confessò: “E poi sono un po’ invidioso di voi topi che potete mangiare il formaggio senza che qualcuno ci trovi da ridire!”.
Era la prima volta che parlava del suo problema apertamente con qualcuno e fu tanto convincente che quando la trappola si schiuse il topolino, riconoscente, gli propose di andare a vivere nella colonia di topi che abitava nella cantina della casa. Non ci sarebbero state difficoltà perché il suo papà era il Topo Anziano che da anni guidava saggiamente e con grande larghezza di venute la grande famiglia dei roditori della casa ed avrebbe senz’altro accettato lo strano ospite.
Semolino accettò con piacere, anche perché il piccolo gli assicurò che c’era formaggio in abbondanza!
E per contraccambiare l’ospitalità, avrebbe dato loro lezioni sul modo di cacciare dei gatti, così sarebbe stato più facile sfuggirgli.
Così fu.
Semolino si ambientò perfettamente nella famiglia dei topi e attraverso i racconti che egli faceva la sera davanti al fuoco prima di andare a dormire, i roditori conobbero usi e costumi dei felini, da cui trassero qualche insegnamento.
Capirono che anche i gatti a loro volta avevano dei nemici a cui sfuggire e che anche tra loro c’erano i buoni e i cattivi e che se cacciavano i topi non lo facevano per malvagità.
Anche nella famiglia di Semolino le cose cambiarono: vedere il loro congiunto così felice fra tanti topolini che lo trattavano come un fratello, li fece un po’ riflettere sulla storia che i gatti e i topi fossero nemici giurati.

Quindi adesso, se passate da quelle parti, non meravigliatevi di vedere un gatto bianco con gli occhi verdi che si comporta come un topo, dei topi che assomigliano a gatti ed una famigliola di mici colorati che ha imparato a mangiare il formaggio!
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Questa fiaba è stata scritta da Alba Barbarotto, una signora “tuttofare” che vive a Rignano Flaminio, in provincia di Roma.
E’ una appassionata seguace di 800fiabe e ora, abbiamo scoperto che sa anche scrivere favole.
Speriamo ce ne mandi ancora! Che ne dite?!