FAVOLA: “Mino, gatto chiacchierone”

Vi racconto la storia di Mino, un gatto rosso, senza coda, che ha impararo l’amore, con l’amore.
E’ un gattino fortunato e lo siete anche voi che leggete la sua storia.

Ognuno di noi ha il diritto di essere amato e di lasciarsi amare.
Mino, ce lo dimostra!

Leggete la sua storia e, se volete, lasciateci un commento.
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Mino, gatto chiacchierone

C’era una volta un gattino chiacchierone che non smetteva mai di parlare.
Era un bellissimo gatto rosso, con la coda meravigliosamente lunga che portava in alto con orgoglio quando camminava.
Lui chiacchierava sempre e rispondeva alle persone, anche se delle persone non si fidava molto, visto che gli umani lo avevano sempre trattato male cacciandolo in malo modo.
Le mani, specialmente le mani delle persone, erano la cosa che lo spaventava di più perché gli ricordavano i maltrattamenti che aveva subito da quando era piccino.
Un giorno, dopo tanto girovagare, arrivò in una casa bellissima con tanti terrazzi e un giardino dove vivevano ben due gatti: una gattina meravigliosa e bellissima e un altro micio molto alto e longilineo.
Lui vedeva da lontano quanto amore ci fosse in quella casa e, sorpreso dalle cure che la padroncina donava a quei due micetti fortunati, una sera, decise di salire su quel terrazzo.
Ad un certo punto, la padroncina bionda arrivò, ed il micio rosso si mise in un angolo a guardarla.
Fu lei a rivolgersi a lui senza sapere che lui la potesse capire! Lei però parlava sempre agli animali perché aveva un grande feeling con loro.
Fu così, che tra loro iniziò un lungo discorso:
“Ciao micio!” disse lei.
Miaoo”, rispose lui.
“Cosa fai qui? Ti sei perso?” gli chiese lei.
“Miao, miao, miao”, rispose lui.
E continuarono a parlare per un bel po’, tanto che lei, sorpresa da questo chiacchierare, si mise pure a filmare con il telefonino, questo colloquio speciale.
Ad un certo punto, si rivolse a lui e gli chiese: “Hai fame?”.
Lui, spaventato, allontanandosi, rispose: “Miaoooooooooooo!”.
Allora, la padroncina bionda entrò in casa e tornò con un po’ di latte e dei croccantini.

Fu uno spasso per quel gattino! Appena lei si allontanò, lui si avvicinò alla ciotola per mangiare.
Lei rimase a guardarlo da lontano senza cercare di toccarlo. Aveva capito che lui aveva paura, ma non le era mai capitato un gatto così chiacchierone: era speciale in questa sua capacità di rispondere!

Così la storia tra loro continuò: il giorno dopo, il successivo e l’altro ancora, il gattino ritornò in quella casa dove la trovava ad aspettarlo con una ciotola di cibo pronta. Mmm, sempre cose molto buone da mangiare!
Lei gli aveva dato un nome, lo chiamava “Micio Amico” e a lui piaceva essere chiamato con un nome, lo faceva sentire importante!
Fu così che poco a poco, il punto di ritrovo tra loro diventò la finestra della cucina di quella grande casa, nel terrazzo dove c’era un tavolo nel quale lei ripose una cesta con soffici coperte per farlo dormire comodo. D’inverno, quando era più freddo, lei addirittura gli faceva trovare nella cesta una mini borsa dell’acqua calda, ogni sera.
…Era come se quella fosse casa sua, quella.
Micio Amico arrivava ogni giorno: di notte dormiva nella cesta e alla mattina trovava la pappa. Poi se ne andava per i fatti suoi e faceva ritorno la sera ad ora di cena.
Era un gatto libero, randagio e selvatico che amava lottare con gli altri, difendersi con aggressività da tutti, perché ne aveva passate tante.

Ma la padroncina bionda non aveva paura: era dolce con lui, lo aspettava, lo chiamava e cercava in ogni modo di rassicurarlo.
Micio Amico temeva le mani, anche quelle delle padroncina che non riusciva ad accarezzarlo.
Così lei, escogitò un modo bizzarro per accarezzarlo: gli porgeva il viso e lo accarezzava strofinando la faccia su di lui e lui apprezzava tanto questo gesto nuovo. E non era finita qui! Lo pettinava tutti i giorni mentre lui mangiava e lui si faceva fare perché aveva capito che lei gli voleva bene e non gli avrebbe mai fatto del male.
Passarono 3 anni, 3 anni d’amore e di cure nelle quali, poco a poco, lui si fece accarezzare e avvicinare da lei.
Un brutto giorno, lui finì sotto una macchina. Successe lontano da casa e passarono ben 5 giorni prima che lui riuscisse a raggiungere la finestra della cucina, per andare dalla sua padroncina bionda a farsi aiutare.
Alla fine, con fatica e sofferenza, trascinandosi, riuscì a scavalcare il terrazzo e arrivarci.
Quando lei lo vide, dopo 5 giorni di assenza, fu molto felice anche se capì immediatamente che stava molto male. La padroncina bionda chiamò Felicia, il dottore dei suoi gatti che le disse di portarlo in ambulatorio.
La padroncina bionda era spaventata. Come avrebbe fatto a prenderlo e metterlo nel trasportino, lui che era così aggressivo e spaventato? Insomma, lei che non aveva paura, riuscì a calmarlo e lo mise nel trasportino per portarlo dalla Veterinaria Felicia.
Alla fine della visita, risultò che aveva il bacino rotto e che gli sarebbe servito ben UN MESE di riposo in un ambiente chiuso. Lei non si scoraggiò e decise di provarci: lo portò a casa e lo mise in stireria, una stanza chiusa dagli altri mici dove lui rimase tutto il periodo della convalescenza.

Purtroppo però, la sua bellissima e meravigliosa coda che lui mostrava con orgoglio, era stata schiacciata.
L’auto ci era passata sopra e dunque, alla fine, la Dottoressa Felicia confermò che avrebbero dovuto tagliarla. Per i gatti, tagliare la coda è un’operazione molto dolorosa perché nella coda dei gatti, passano tutte le terminazioni nervose.

La coda di Micio Amico, gli fu tagliata.
Durante l’operazione, la padroncina decise di farlo sterilizzare per garantirgli una vita migliore e facendogli le analisi risultò anche che lui si era ammalato.
Nonostante questo, la padroncina bionda decise, insieme a suo marito, di accogliere per sempre Micio Amico nella loro grande casa con giardino, insieme agli altri due fratellini: Galana ed Ernesto.
Fu il marito della padroncina a trovare un nome per lui. Da allora, si chiamò Mino e sia lei che lui, impararono ad amarlo.
Mino, in quella grande casa, imparò la fiducia, l’amore e le coccole.
Diventò il gatto più coccolone del mondo. Non aspettava altro! Il mattino, lei lo faceva salire e si scambiavano un sacco di super coccole prima della pappa. Poi, un altro momento magico era la sera quando lei o lui erano a casa.
Lei lo chiamava con la parolina magica: “Mino, coccole divano!?!” …e lui arrivava subito! Saliva sul divano col suo passo trotterellante, e da lì partiva tutta una serie di super coccole coccolose, piene di amore e gratitudine incondizionata.

Ad un certo punto, nella grande casa, arrivò un nuovo gatto molto simile a Mino. Era arancione come lui ma aveva la coda. Arrivò con una zampetta ferita e la padroncina bionda, non ce la fece proprio a mandarlo via. Lo curò e da allora, quell’altro gatto rosso divenne il Nr.4.
Lo chiamarono Francesco, come il nuovo Papa appena arrivato.
Francesco era l’amico di Mino, giocavano tantissimo tra loro e azzuffandosi, un sacco di ciuffetti di pelo, giravano per la casa!

Fu un’estata calda, troppo calda, caldissima.
Quella notte, Mino riuscì miracolosamente a rimanere a dormire con la padroncina e il padroncino. Non succedeva mai ma in fondo, sembrava un destino.
Elargì coccole a più non posso come se sapesse che quella era una notte speciale, l’ultima insieme.
Mino, decise di partire per un lungo viaggio. Aveva bisogno di trovare un luogo dove ci fosse tanto fresco, il profumo del trifoglio e una vasca da bagno. Aveva vissuto bene con loro, aveva imparato ad avere fiducia degli uomini e amore delle carezze. Era loro grato per tutto questo, ma sapeva che era giusto così.
Salutò con una grande coccola coccolosa i suoi due padroncini, spiegando loro che era tempo di andare.

Ora Mino corre nei prati del cielo insieme a tutti gli altri amici che hanno vissuto nella grande casa.
Tutti loro, da lassù, vegliano sulla padroncina bionda e sul padroncino.
Mino vive vicino ad un grande pino su di una collina e la padroncina lo può vedere dalla sua camera.
Col ricordo e la pace nel cuore, Mino, la padroncina bionda e il padroncino, vivono insieme sereni e contenti.

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Scarica la favola in PDF: Mino, gatto chiacchierone

Modello per Insegnare a legare i lacci alle scarpe

Volete insegnare al Vostro bambino a LEGARSI I LACCI DELLE SCARPE attraverso un bel gioco?

Beh, niente di più semplice con questo modello COLORATO di scarpe che potrete incollare su un cartoncino e, facendo i buchi nei rispettivi fori, usare con dei lacci veri, per spiegare qual è il procedimento.

Il modello l’ho recuperato in rete e lo potrete scaricare cliccando con il tasto destro del mouse e scegliento l’opzione:
immagine con nome> e la salverete sul Vostro PC nella cartella che scegliere.

 

SCARPE SLACCIATE? ADDIO!

Formine in legno del nonno Tino

Le formine in legno hanno una magia e si può costruire le torri più alte del mondo!

Giocare con le formine del nonno

 

  

Heidi ha il nonno detto Vecchio dell’Alpe.

Livio ha il nonno Tino che gli prepara le formine per le costruzioni  preoccupandosi di arrotondare bene il legno e gli spigoli perchè non si faccia male.

Agostino è un falegname che ha sempre amato il suo lavoro e oggi, come un nonno buono, fa di tutto per far felice il suo nipotino.

E Livio, gioca felice a costruire la torre, con le formine in legno del nonno.

 

 

Fiaba: “La gomma con il cuore”

Dopo il primo episodio della Gomma indurita che trovate a questo link:
La gomma indurita, fiaba scritta per un amico

eccovi qui il secondo episodio di questa gomma che si era indurita troppo a forza di cancellare errori e rimpianti.

“La gomma con il cuore” è la parte II di quella storia.

Potrete scaricare il file in PDF a questo link e leggerlo con i Vostri bambini ad alta voce oppure regalarlo per Natale… regalando insieme al foglio stampato, la Vostra attenzione.

 

E’ un bel regalo, non trovi?

CLICCA QUI per scaricare la fiaba “La gomma con il cuore” in formato PDF

 

Paperino equilibrista

Lui cammina su quel filo

e l’equilibrio cerca piano

con lentezza elegante

muove avanti trionfante.

 

Non ha paura dell’altezza

perchè per lui è una bellezza

stare in aria a passeggiare

e l’eleganza sua sfoggiare.

 

Ammira questo equilibrista

che nel suo campo è un vero artista

e continua sempre ad imparare

quell’equilibrio che è fondamentale

per vivere bene questa tua vita

che nelle mani ti è stata servita.

Favole su ordinazione: “Gisella la pecorella”

Ecco un’altra favola su ordinazione:
Un papà di nome Max ci ha chiesto di rielaborare una favola che aveva cominciato e che doveva far addormentare la sua piccola Cristina di 5 anni. E’ una favola scritta “a quattro mani” perchè alla base la storia è di questo meraviglioso papà!

…e se poi ascoltando la fiaba si imparassero anche i numeri, non sarebbe affatto male!

***

Viveva nel bosco perduto una pecorella magrissima di nome Gisella.

Gisella non era sola perché aveva un sacco di sorelline che le facevano compagnia ma lei era molto magra perché, a differenza di loro che brucavano l’erba, lei mangiava solo more e mirtilli che trovava ai confini del bosco perduto, vicino al villaggio degli gnomi.

Ogni giorno lei s’incamminava per trovare le more e, contando i passi arrivava nel posto  che conosceva.

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci… contare i passi era il suo modo per non perdersi.

Un giorno, uno gnomo che girava nei paraggi, la vide arrivare e si incuriosì a tal punto di lei, che piano piano fecero amicizia.

Fu così che trovandosi ogni giorno il loro legame si rafforzò e mentre lo gnomo imparava i numeri, la pecora Gisella passava il suo tempo ad ascoltare i racconti degli gnomi che parlavano del mondo oltre il bosco che Gisella non conosceva.

Fu così che i giorni passarono tra numeri, more e racconti degli gnomi, tra racconti, more e numeri.

I racconti degli gnomi incuriosirono talmente Gisella che un giorno di Luglio decise di partire per un viaggio oltre quel bosco, per assaporare dal vivo la magia descritta nelle storie degli gnomi.

Ma il paese di là dal bosco è enorme!”, gli disse lo gnomo quando seppe delle intenzioni di Gisella.
Lei replicò: “Non preoccuparti, io conterò i passi e così sarò in grado di ritornare semmai ne avessi bisogno”.

Strinse la mano alle sue sorelle, passò a salutare il suo amico gnomo e si avviò iniziando a contare i passi per essere sicura di poter ritornare senza problemi a casa.

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci…
Undici, dodici, tredici, quattordici, quindici…
Venti, ventuno, ventidue, ventitre…

Cammina e cammina, Gisella aveva fame e non trovava facilmente le sue more. Come poteva fare? “Le mie sorelle mangiano l’erba” pensò. “Potrei provare anche io!”, disse tra sé e sé.

Al centesimo passo, si ritrovò in una radura dove cresceva una bella e soffice erbetta verde e al centro della radura vide un recinto di legno dentro al quale stavano tantissime pecore come lei.

Gisella camminò continuando a contare, centouno, centodue, centotre, centoquattro.. e si avvicinò alle altre pecorelle che curiose la guardavano.

Arrivata ai bordi del recinto, al centodiciannovesimo passo, una delle pecore anziane le chiese: “Parli la mia lingua?”.

Gisella la guardò stupita e disse: “Centoventi… certamente, mi chiamo Gisella!”.  Centoventi… Gisella, un nome strano!”disse la pecora anziana.

Centoventuno… ma no! Centoventi sono i passi… li sto contando per non perdermi. Io mi chiamo solo Gisella e sono qui per scoprire il mondo oltre il bosco!”.

“Ah, ora ho capito! Posso offrirti qualcosa? Se vuoi, approfitta del nostro prato, l’erba è fresca e tenera”.

“Io non ho mai mangiato erba sai, preferisco le more e i mirtilli”.

“More? Mirtilli?… beh mi sa che per questo motivo sei così magra! Io ti consiglio di provare.”

Gisella guardò diritto negli occhi la pecora anziana la quale intravide un forte senso di paura nei suoi occhi.

“Cosa succede, perché hai paura di brucare?”, le disse la pecora anziana.

“Perché le more e i mirtilli posso digerirli subito, mentre l’erba va ruminata e questo mi fa impressione!”.

La pecora anziana rise e Gisella abbassò tristemente lo sguardo sentendosi presa in giro.

“Centoventitre, centoventiquattro, centoventicinque…” Gisella si allontanò.

La pecora anziana uscì dal recinto e si mise al suo fianco contando i numeri con lei.

“Vedi Gisella, noi pecore siamo ruminanti e questo ci consente di ingerire una grande quantità di cibo senza masticarla. Il nostro corpo è fatto per richiamare il cibo che abbiamo mangiato e che nel frattempo è già stato elaborato in parte.  Non devi avere timore se il cibo ritorna in bocca perché è così che deve essere. Se vuoi proviamo a mangiare l’erbetta insieme. Ti assicuro che questa è buonissima!”.

Gisella si fermò mentre diceva il numero centoventisei… e rispose: “Va bene, se lo facciamo insieme va bene.”

Fu così che Gisella e la pecora anziana fecero pranzo insieme e poi si misero a riposare all’ombra dello steccato aspettando la digestione. Durante il riposo il cibo fu richiamato e insieme ruminarono chiacchierando e tutto accadde normalmente senza paura.

Piano piano, Gisella imparò a gustare l’erbetta e a mangiare e si irrobustì facendosi più bella.

Aveva dimenticato le more e i mirtilli ma le mancavano le storie degli gnomi e il suo amico. Così un giorno decise di ritornare a casa.

Salutò la pecora anziana e iniziando a contare al contrario, imboccò la strada del ritorno.

Centoventicinque, centoventiquattro, centoventitre, …. Cento… cinquanta…. Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due uno….

All’uno si trovò nel solito posto ma il suo amico non c’era.

Lo chiamò forte, aspettò tutta la notta e si addormentò.

Il giorno dopo, qualcuno lo svegliò con un bacio.

Aprì gli occhi e vide un bellissimo principe azzurro.

“Quanto ti ho atteso! Finalmente hai trovato il coraggio di brucare l’erba e così hai rotto l’incantesimo”, le disse questo ragazzo dagli occhi blu.

Lei si guardò intorno spaesata,  riconobbe la voce del suo amico gnomo in quella del principe.

Non capiva cosa era successo ma si accorse di essersi trasformata in una principessa.

“Incantesimo, quale incantesimo?” risposte Gisella.

“L’incantesimo della regina del bosco perduto! Ma questa te la racconto domani perché ora dobbiamo riposare” Rispose il principe azzurro.

E si addormentarono insieme contando le nuvole.

Una, due, tre, quattro, cinque….

 

Se volete scaricare la favola, ecco il PDF Gisella la pecorella

Filastrocca: Trici Mici Amici

Fonte: Blog di Claudia Beggiato
Link alla pagina
.
I miei mici sono amici
E in questa casa vivon felici

L’uno Ernesto birbantello
di Lei Galana è il fratello
arrivato un anno dopo
e ora qui a riempire un vuoto

La marcetta sanno fare
quando amore voglion dare
e Galana è tanto dolce
quando Ernesto lecca piano
e lui da maschio si fa fare
finchè poi se ne va lontano.

Carezzarli è un piacere,
pettinarli un po’ un dovere
che ogni giorno devo fare
perché lor bene debban stare.

Ed il micio che chiamo amico
da un bel po’ si fa vedere
e con loro sta a guardare
che la pappa stia per arrivare.

Grazie trici mici amici
perché tanto importanti siete,
spero che siate sempre felici
e che coccole bellissime mi diate.

E se la rima sembra sciocca
quel che dice non lo è affatto,
ascoltatene il significato
e valutate se vi ha soddisfatto.

La macchina fotografica

In un mondo come questo, in cui ascoltiamo le fiabe al telefono e guardiamo i video al computer, vi suonerà strano quello che vi sto raccontando, anche se fa parte di un tempo che non é poi così tanto lontano.

Quando ero piccina, ricordo che il giorno del mio compleanno, in cui mamma ci preparava la festa, era d’obbligo fare la foto.

Voi non ci crederete perché oggi, usare la macchina fotografica, i video, tutta la tecnologia è NORMALE, ma la mia gemella ed io eravamo terrorizzate da quella macchina infernale che faceva un flash abbagliante!

Nel mio album di bambina, ho una foto che descrive quel momento: un compleanno dove due bambine, invece di ridere, avevano la faccia gonfia di pianto….

Pensate bambini, come le cose cambiano!

Fiaba, fiabando fiabamente fiabe al telefono…

Fiabò la fiabetta e fiabamente fiabbe le fiabe fiabate, al telefono.

Allora, Fiaba, decise che era il caso di fiabettare subito un numero verde 800 gratuito e così, inventò un telefono gratis, che, da fisso, fiabesse fiabe per bambini.

Ci furono tanti amici che aiutarono Fiaba a fiabettare:.
– Francesco Raia, con VerdeRicaricabile.it, fiabette il numero verde gratuito per fiabare le fiabe.
– Claudia Beggiato, fiabó fiabe a più non posso.
– Gianluca Favaretto, con Sixtyseven.it, fiabette la voce giusta alle fiabe.
– Marco Bidin, fiabette la musica.
– Andrea Toniolo, con Brands Love Motion fiabette il brand 800fiabe.it e i suoi video per fiabare.

Insomma, alla fine, tutti insieme fiabettarono nel modo giusto e ora, 800fiabe.it é fiabato a diventare il riferimento per le fiabe al telefono, per bambini grandi e piccini.

800fiabe.it , fiabe al telefono per farli crescere