Il cagnolino arabo

Bianco corpo e macchie marroni

attorno agli occhi e sui posteriori

dal deserto giunse un dì

senza che nessuno di noi lo avesse chiamato qui.

 

A noi soldati si avvicinò

tremante e magro magro

un po’ di cibo egli invocò

così tutti si corse a dargli ciò.

 

Da quel giorno sul nostro camion stava

or sul cofano or sul parafango

or girando tutto intorno

stando in silenzio oppure abbaiando.

 

La guerra al peggio volgeva

e la prima linea l’offensiva più non teneva

le divisioni inglesi con rapido movimento

avvolsero le truppe italiane in breve tempo.

 

Sollum, Halfaya, Bardia

furono gli unici capisaldi a restare

mentre l’intera armata

indietro fu costretta ad andare.

 

Il cerchio di giorno in giorno si stringeva

a qui più nulla giungere poteva.

L’acqua iniziò a scarseggiare

e la galletta era sempre più dura a mangiare.

 

Di giorno dal cielo e dal deserto

la notte dal deserto e dal mare

le bombe inglesi cadevano come la pioggia e la grandine

sui tetti delle nostre patrie case lontane.

 

Lui che di una piccola parte di galletta si accontentava

i suoi compagni di sventura decise di aiutare

usando il suo naturale fine udito

per assolvere dell’allarme il pesante compito.

 

A l’udir l’incalzante rumor d’aereo

mentre l’uomo ancora a tal suono sordo era

abbaiando correva veloce verso il deserto

per trovare un luogo protetto.

 

Allora all’unisono i soldati gridare

“Allarme, Allarme! Al rifugio dobbiamo andare”.

E tutti di corsa a cercare una buca

ed attendere e sperare nella buona fortuna.

 

Il due gennaio la resistenza finì

senza cibo, acqua ed armi

nulla si poteva più fare

e la bandiera bianca fu fatta alzare.

 

Lui, che da mesi si sentiva un soldato

che al suo compito aveva sempre assolto

da giorni era dichiarato scomparso

dopo che da un bombardamento non era più tornato.

 

Non aveva un nome, non sapevamo da dove venne

a noi piangeva il cuore non sapere come finì

se anche per i cani esiste un paradiso

speriamo che or si trovi proprio lì.

 

 

Ispirato a fatti accaduti a Bardia (Libia) tra il novembre 1941 ed il gennaio 1942.
Grazie a Mauro Caldarde per l’invio.

Parlare al proprio bambino

Quando parli al tuo bambino, lo fai in modi diversi.
Leggergli una favola, un racconto, un libro, gli permette di vivere l’esperienza del mondo e di se stesso.

Parlate ai vostri bambini, li farete crescere.

 

Se la madre legge al bambino una fiaba, parla con lui, parla del mondo, parla dei buoni, parla dei cattivi, […] gli parla di lui stesso e del mondo dei grandi.
(Gianni Rodari)

Filastrocca: Trici Mici Amici

Fonte: Blog di Claudia Beggiato
Link alla pagina
.
I miei mici sono amici
E in questa casa vivon felici

L’uno Ernesto birbantello
di Lei Galana è il fratello
arrivato un anno dopo
e ora qui a riempire un vuoto

La marcetta sanno fare
quando amore voglion dare
e Galana è tanto dolce
quando Ernesto lecca piano
e lui da maschio si fa fare
finchè poi se ne va lontano.

Carezzarli è un piacere,
pettinarli un po’ un dovere
che ogni giorno devo fare
perché lor bene debban stare.

Ed il micio che chiamo amico
da un bel po’ si fa vedere
e con loro sta a guardare
che la pappa stia per arrivare.

Grazie trici mici amici
perché tanto importanti siete,
spero che siate sempre felici
e che coccole bellissime mi diate.

E se la rima sembra sciocca
quel che dice non lo è affatto,
ascoltatene il significato
e valutate se vi ha soddisfatto.

Filastrocca di Totoro

Fonte: Blog di Claudia Beggiato
Link alla pagina
.

Filastrocca piccolina

per narrar una storiellina

che felicità mi ha dato

e divertimento assicurato.

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E’ di Totoro che voglio dire,

di questo film che vengo a scoprire

così pieno di poesia

e di tanta nostalgia.

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E’ davvero un film speciale

d’animazione, pieno d’amore,

con Satsuki e Mei

sempre in azione,

in cerca di ciò che abbia un valore.

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Spiritelli fuligginosi

e altri ancora più grandiosi

che le ghiande seminavano

e poi con sorpresa ti regalavano.

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Talpa, orso o procione?

Ma suvvia, è dal Giappone

che lui arriva nell’88

da un Miyazaki ben prodotto.

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Lui non è un animale

ma soltanto un TOTORO speciale,

un grande spirito della Natura

che porta il vento, la pioggia, la cura,

per ogni speranza in questa vita

che “noi grandi” teniamo sopita.

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E’ la piccola di quattro anni

che nel suo cuore può sconfigger gli inganni,

che la paura di sperare

ti impedisce di provare

a credere ancora nella vita

ripagandoti della fatica.

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TOTORO è la metafora della vita

nel vento, nell’albero di canfora e nella ricerca accanita

per imparare a tornare semplici

aperti al mondo e sempre unici.

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Grazie TOTORO di ciò che mi hai dato

e della morale che mi hai insegnato.

Ma soprattutto grazie a chi ci ha presentato

e per sempre ci ha legato.

 

Totoro

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Canzoncina: Torna torna Primavera

Questa è una canzoncina che cantavo da piccolina con la mia gemella.
Ve la propongo, e chissà che magari non vi incidiamo anche una file audio! 😉

Torna torna Primavera
tutti i fiori a rallegrare
vien la rondine dal mare
Primavera ad annunciar.

Tra le siepi e per i boschi
già fiorito il biancospino,
già la rosa, il gelsomino
tornan l’aria a profumar.
Canta il fiume, canta il lago,
canta il piano, canta il monte,
quel terriglio sulla fonte
quel sommesso gorgogliar.

Oh buondì ghiro dormiglione
Oh buongiorno marmottina
è già tardi stamattina
forza andiamo a lavorar.
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