Racconto per mamma e papà: il coraggio di Anna

Un medico mi raccontò, un giorno, che i bambini sono coraggiosi e spesso più pronti ad affrontare le difficoltà della vita.
Anche quelle più gravi.

In reparto, c’era una bimba di otto anni ricoverata.
Anna, era una bambina molto perspicace, pronta a rispondere con arguta intelligenza a qualsiasi domanda e capace di capire ogni cosa, soprattutto ciò che riguardava la sua salute.

I suoi genitori soffrivano moltissimo per la sua malattia e si sentivano impotenti di fronte a questo male che incombeva e che stavano tentando in tutti i modi di debellare.
Lei era la loro bambina; era difficile affrontare la cosa e trovare il coraggio di darle coraggio.

Spesso era lei, Anna, a creare armonia nella stanza di ospedale ridendo e sdrammatizzando per quell’acconciatura così moderna che ora portava. Parlava del suo pallore e si vantava per questa magrezza da “modella”.

I suoi genitori, rifiutavano la sua malattia e non ammettevano che lei fosse gravemente ammalata.

Le dicevano sempre di non preoccuparsi, che non era niente, che presto sarebbe andato tutto a posto, che non era grave…
Minimizzavano e Anna non capiva perchè.

 

Un giorno, Anna, chiamò in disparte il Primario dopo una visita e a quattr’occhi gli disse:
“Dottore, può dire lei ai miei genitori, che ho un tumore?”.

 

 

Spesso i bambini sono più grandi di quello che pensiamo, in tutti i sensi…

 

L’albero con le radici in su

C’era una volta un grande albero, ma grande grande a tal punto che non si vedeva la fine della sua chioma da quanto alta fosse!

Questo albero aveva una malattia rara che si chiamava iperclorofillite che lo faceva crescere a dismisura ogni giorno di più.

L’aveva piantato un bambino un mese prima nel suo giardino e ora era cresciuto così tanto che i genitori stavano pensando di tagliarlo perché ormai era pericoloso vicino a casa.

Il bambino era triste e non rideva più passando le sue giornate ai piedi di questo immenso albero che temeva sradicassero.

L’albero si sentiva responsabile dell’infelicità del bambino e non sopportava di vederlo così.

Un giorno la grande piante chiese a Dio di trovare una soluzione. La sua mole non poteva ridursi e lui era destinato a crescere man mano che i giorni passavano. Spostarlo avrebbe significato perdere l’amicizia del suo amico… Era un problema difficile ma Dio ebbe un’illuminazione:
“Cosa ne pensi, gli disse, se ti capovolgessi? Se ponessimo le tue radici in alto così da rimanere fisse e la tua chioma in basso sul terreno che potrà crescere senza creare alcun danno, conficcandosi in profondità?”.

Fu così che nacque il Baobab e il bambino tornò a sorridere perché quel Baobab rimase vicino alla casa per sempre.

Favola: “La Grande Quercia amica di tutti”

C’era una volta un bambino infelice, talmente infelice da contagiare chiunque gli stesse vicino anche solo per un minuto.

La gente si passò parola e ogni volta che lui compariva, tutti se la filavano a gambe.
Il bambino infelice, era sempre più solo e diventava più triste ogni giorno che passava.

La mamma, che gli voleva bene anche se la rendeva infelice, decise un giorno di portarlo a far vedere dalla Grande Quercia.
La Grande Quercia era famosa in paese, perché sapeva risolvere i problemi di tutti e la mamma del bambino infelice aveva chiesto come si poteva arrivare al parco incantato, dove la Quercia viveva.

Partirono insieme, mamma e bimbo infelice, alla volta del parco incantato che si poteva raggiungere soltanto a piedi.

Cammina e cammina per tre giorni e tre notti finché, un mattino di sole, raggiunsero il Parco incantato.
Era un luogo magnifico, pieno di colori e di spazi aperti con farfalle e animali liberi.

La Quercia giaceva ai bordi di un meraviglioso ruscello dall’acqua limpida e cristallina.
La mamma accompagnò il bimbo infelice ai piedi della Grande Quercia e lo lasciò solo.

Il bimbo si sedette ai bordi della grande pianta e rimase lì a guardare l’acqua.
Percepiva il calore della pianta che lo avvolgeva e gli faceva provare un senso di rassicurante protezione.

Sentì ad un tratto una voce che gli chiese di chiudere gli occhi e di respirare.
La voce gli suggerì di pensare alle sue paure: il bimbo rabbrividì, ma subito dopo ritrovò quel calore che arrivava dal tronco della Grande Quercia.

La voce proseguí dicendo di immaginare di trasformare ogni sua paura, in un sassolino.
Il bimbo pian piano si trovò con una manciata di sassolini tra le mani.

La voce gli suggerì di lanciare nel ruscello i sassolini pieni di tutta le sue paure.
Uno ad uno, il bambino lanciò i sassi nel ruscello e la corrente li portò via.

Alla fine si alzò e ritornò dalla mamma che lo stava aspettando.
La guardò e le sorrise. La mamma vide una nuova luce negli occhi del bambino: la tristezza era scomparsa.

Il bambino si sentiva leggero, si sentiva finalmente sereno e felice.
Tutte le sue paure, se ne erano andate rotolando nell’acqua con i sassolini.

La Grande Quercia

Paure sicure

Le paure fanno parte della nostra vita. La percezione di una minaccia istintivamente ci porta a difenderci e la paura è proprio la capacità di riconoscere un pericolo e sfuggirgli.

Anche i grandi hanno paura e non ci si deve vergognare per questo.

Ognuno di noi è un eroe, quando supera le proprie paure.
Non conta se sono piccole o grandi, le nostre paure.
La cosa importante, è vincerle.

Le paure: il diluvio nel temporale

Ero piccola, arrivava il temporale, io giravo tutta la casa a chiudere i vetri e abbassare tutte le tapparelle di ogni finestra.

Non appena terminavo il giro della casa, la mamma, brontolando, cominciava a riaprire tutto e io con l’aiuto di Roberta, chiudevo.

Lei apriva, io la seguivo e, di nuovo, richiudevo. La mamma, vedendo buio, girava casa e ci chiedeva: “Ma chi continua a chiudere le finestre?”.

Sembrava un capriccio, un dispetto, ma non lo era affatto. Era una cosa seria.

Un giorno, la mamma decise di ascoltarci e ci prese da parte, chiedendoci: “Perchè chiudete tutte le finestre quando piove?”.

Trovammo il coraggio, Roberta e io, di dirle la verità e rispondemmo: “La nostra maestra delle elementari ci ha raccontato del Diluvio Universale e noi abbiamo paura ritorni”.

La mamma, ci disse dolcemente: “Guardate che il Signore ha promesso all’uomo che non avrebbe mai più mandato il diluvio sulla terra e come promessa ha fatto apparire l’arcobaleno in cielo”.

Da allora, i temporali non ci fecero più paura.

Per fortuna, mamma fece la giusta domanda e io ebbi il coraggio di dirle la verità.

A volte, risolvere le paura, è più semplice di ciò che pensiamo: ci vuole la domanda giusta.