Il racconto di POPPIZ

Racconto di Nonno Franco,
della sua vita trasformata in una bellissima favola per Nina, per voi:

La bella mammona, la mia bella mamma, a mezzogiorno cuoceva la pasta in un grande tegame appoggiato su un fornello a legna.
Questo tegame era appoggiato sul danzale della finestra al primo piano della villa, così che il fumo della legna e il vapore dell’’acqua che bolliva, potevano uscire fuori dalla cucina senza lasciare cattivi odori.

Questo era un momento davvero bello della giornata in questa villa circondata dal bosco dove abitavo.

Nel bosco, da qualche tempo,  nascosti dagli alberi frondosi, si erano fermati alcuni camion di soldati tedeschi che tentavano di ritornare alle loro case e alle loro famiglie lontane, in Germania.

Sotto agli alberi, quei soldati stavano ben nascosti  anche dagli occhi di Pippo, un piccolo aereo che volava di sera per controllare che tutti avessero spento le luci per la notte.

A guardia di ogni camion vi era sempre un soldato e, proprio  davanti alla finestra della mamma, ce n’’era uno tanto giovane, bello ed affamato che guardava sempre in su quando, con una grande forchetta, la mamma tirava fuori dall’’acqua gli spaghetti ben cotti.

La mamma sapeva che quel ragazzo/soldato desiderava tanto assaggiare i suoi spaghetti, ma il Comandante del gruppo che alloggiava al piano terra della villa, vicino all’’entrata, non voleva che i suoi uomini neppure parlassero con noi che non eravamo soldati: per questo, a guardia dell’’entrata, c’’era poi sempre anche Poppiz, il temuto cagnolo bastardo del Comandante che avrebbe dovuto spaventare un po’ tutti ma che, invece di nascosto, amava prendere le coccole anche da me!

La mamma aveva il cuore tenero e si commosse agli sguardi del ragazzo/soldato e  un giorno gli preparò, mettendola fra due piatti rovesciati, una bella porzione di spaghetti e poi, avvolgendo i piatti in un ampio tovagliolo annodato per le punte, mi disse:

“Franchino, porta questa pasta a quel ragazzo là, ma mi raccomando, non farti vedere dal Comandante che non vuole! Poi riporta indietro i piatti vuoti e il tovagliolo che mi servono. Vai!”

Non c’’era bisogno di altre spiegazioni e, preso per il nodo il tovagliolo, scesi le scale per uscire dalla villa ed andare nel bosco.

Ma Poppiz era sempre vigile ed attento e mi vide:  lui aveva sempre fame e, a sentire l’’odore degli spaghetti, afferrò coi denti il tovagliolo e si mise a tirarlo per strapparmelo dalle mani.

Anch’’io tiravo per non lasciare la preda al cagnolo e, tira lui che tiro anch’’io, facemmo un bel rumore.

Sulla porta apparve il Comandante molto serio e scuro in volto che ci guardò un attimo: io ebbi paura  che mi portasse via gli spaghetti e che mi punisse per aver disobbedito al suo ordine, ma con mio grande stupore gli sentii dire:

“Poppiz, com!” “Poppiz vieni qua”.
E Poppiz ubbidì.

Libero dalla presa del cane raggiunsi il camion del ragazzo/soldato che prese gli spaghetti e li mise in un piatto di metallo. Un piatto di metallo che non avevo mai visto prima: mi ridiede i miei piatti di coccio e il tovagliolo strappato dai denti di Poppiz.

Quando rientrai nella villa il Comandante era ancora sulla porta, non più con la faccia buia, ma con un piccolissimo sorrisetto sulle labbra e la sua mano accarezzava la testa di Poppiz.

Se sei buono e bravo, anche gli altri saranno buoni e bravi con te.

Hai capito Nina?

 

Autore            
Il racconto è stato scritto da Franco, nonno di Nina.
Nonno Franco vive a Bologna: Il racconto narra la sua vita e il luogo descritto nella favola è la Villa degli Albergati presso Bologna.
Nonno Franco riassume la sua vita in questo modo:  una vita costruita per poter giocare a Baseball in modo professionale, ma non professionistico. Per questo motivo ha lavorato in Banca senza far carriera perché ha scelto di investire il suo tempo libero, e quello della sua famiglia, nello sport e nelle amicizie vere che ha incontrato.